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Servizi pubblici, addio - [IFE Italia]
IFE Italia

Servizi pubblici, addio

di Nicoletta Pirotta
domenica 20 marzo 2011 par ifeitalia

Per dare maggiore consapevolezza e sostanza al nostro essere femministe oggi, come IFE (Iniziativa Femminista Europea) abbiamo iniziato un percorso di analisi e ricerca sulle questioni legate al lavoro produttivo e di riproduzione sociale delle donne dopo trent’anni di modello neoliberista e nell’attuale crisi economica e sociale

. Grazie ai dati raccolti abbiamo potuto notare sia l’aumento esponenziale in ogni parte del mondo di manodopera femminile sia l’intreccio, in particolare in Italia, fra la partecipazione delle donne all’attività produttiva e la presenza di una rete pubblica di servizi alla persona. Nel nostro Paese, infatti, la pessima “parità distributiva” fra i generi dei lavori di riproduzione sociale ( sto parlando di cibo cotto, vestiti puliti, casa in ordine ed anche di accudimento dei bambini e di assistenza alle persone più anziane del nucleo famigliare allargato ) e un sistema pubblico di servizi dal carattere esageratamente “familista” (non perché risponda ai reali bisogni delle famiglia ma perché fondato, ideologicamente, sulla “famiglia” intesa come utilizzo del “lavoro gratuito del genere femminile”) hanno condizionato e condizionano negativamente la possibilità per le donne di entrare, e restare, nel mondo del lavoro. L’ odierna crisi economica e sociale che determina una diminuzione di posti di lavoro salariati e un’ulteriore diminuzione delle risorse pubbliche a favore delle politiche di welfare rischia di dare un colpo mortale all’autonomia economia delle donne ( condizione pregiudizionale per l’affermazione non solo formale del principio di eguaglianza fra generi e per più ampio processo di liberazione insieme individuale e collettiva). Non è un caso che fu soprattutto il movimento delle donne negli anni ’70 a chiedere con determinazione la realizzazione di una rete pubblica di servizi per dare riconoscimento pubblico e promuovere la socializzazione concreta dell’educazione delle e dei bambini (asili nidi comunali, scuole pubbliche per l’infanzia, doposcuola, mensa scolastica, tempo pieno,…), del sostegno alle fragilità ( interventi a favore delle persone portatrici di handicap , di difficoltà relazionali, di dipendenze nocive…), del valore della maternità ( congedi parentali, assegni di maternità, consultori,…). Vi è da dire che, in Italia, la costruzione di un sistema pubblico di servizi alla persona ha risentito fortemente di due limiti per così dire “strutturali”, fra loro intrecciati. Il primo ,a cui ho già accennato, è l’approccio “familista” cioè il retropensiero secondo cui il lavoro gratuito delle donne avrebbe potuto (dovuto?) supplire alle mancanze, o alle carenze, dei servizi pubblici. Il secondo riguarda il fatto che tutti questi servizi sono stati da sempre ritenuti afferenti , genericamente, all’”assistenza sociale” e quindi considerati “diritti soggettivi” (art. 38 della Costituzione) ma non universali (come invece è quello alla salute, art. 32). Da ciò dipende la condizione “precaria” dei servizi alla persona (“servizi a domanda individuale” ) costantemente in balia della disponibilità finanziarie e delle scelte politiche di questo o quel governo. Va detto che la 328 ( la legge Turco del 2000) ha cercato di dare una migliore “struttura” alla rete pubblica dei servizi ( in particolare con l’istituzione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, FNPS e della pratica dei “Piani di Zona”) ma le troppe “compatibilità” ( ideologiche,politiche ed economiche) di cui ha voluto tener conto l’hanno resa non sufficiente. Dentro questo quadro il modello neoliberista , prima, e la crisi economica , ora, rischiano di cancellare del tutto il sitema pubblico di servizi e, di conseguenza, di peggiorare ulteriormente la qualità della vita di tutte/i ed in particolare delle donne. Nel Disegno di legge di stabilità 2011 e del Bilancio di previsione 2011 dello Stato è, infatti, previasto il fortissimo ridimensionamento dei fondi statali di carattere sociale che potrebbe segnare la fine di importanti politiche socio assistenziali . Alcuni esempi. Vengono drasticamente ridotte le risorse del FNPS, che rappresenta un’importante fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza e contribuisce in misura significativa al finanziamento della rete integrata dei servizi sociali territoriali attraverso la ripartizione di quote tra le Regioni e i Comuni (e quindi alle e ai cittadini) Nel 2008 le risorse del Fondo, previste dagli stanziamenti di bilancio, dedicate ai diritti soggettivi erano circa 940 milioni di euro. Nel biennio successivo il governo Berlusconi li ha quasi dimezzati arrivando a stanziarne solo 430 milioni . Per il 2011 praticamente il FNPS viene smantellato perché si prevede uno stanziamento di circa 75 milioni, quindi una dimunuzione dell’82% rispetto al 2010). Non è un caso che le Regioni abbiamo denunciato il possibile azzeramento delle risorse loro destinate perché è ben evidente che la risibile somma messa a bilancio per il Fondo servirà a malapena a coprire le spese centrali. Un azzeramento che se confermato avrebbe come ricaduta possibile l’eliminazione del carattere pubblico del sistema dei servizi alla persona. In allegato riporto una tabella ( tratta da un articolo di Antonio Misiani) che ben rende la situazione. Nel nostra lavoro di ricerca , grazie all’elaborazione della sociologa Alessandra Vincenti, abbiamo messo in conto la possibilità che il sistema di welfare possa trasformarsi da “welfare della parità” a “welfare materno”. Un “welfare materno” sostenuto dalla ricostruzione di un “ordine sociale” che riattribuisce ai due sessi ruoli specifici e stereotipati e da un contrattacco regressivo che si struttura su un familismo mai superato e sulla enfatizzazione della “comunità” per eliminare del tutto la natura e la funzione delle istituzioni pubbliche. La riduzione di finanziamenti prevista nella manovra di bilancio (-86,1% tra il 2008 e il 2011) purtroppo rende possibilissime tali ipotesi e ci induce a continuare nel nostro lavoro di analisi e di ricerca per non rassegnarci all’esistente.

Nicoletta Pirotta IFE (Iniziativa femminista Europea)

Como, 20 marzo 2011


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21 marzo 2011
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