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Uscite voi dal silenzio stavolta, per favore - [IFE Italia]
IFE Italia

Uscite voi dal silenzio stavolta, per favore

di Annalisa Martinelli
martedì 8 febbraio 2011 par ifeitalia

Lettera aperta ai maschi italiani

Per una volta tanto voglio essere ottimista e guardare il bicchiere mezzo pieno. Questa squallida coda dell’impero di berluscolandia ha restituito vìs polemica alle italiane e agli italiani, voglia di discutere e non necessariamente dello specifico della cronaca. Si riesce addirittura a volare alto e tirare in ballo categorie culturali che riguardano ciascuno e ciascuna. Ovviamente il dibattito è molto pieno di "rumore". Anni di corruzione delle parole non si possono certo cancellare da un giorno all’altro con un atto di volontà. Tocca dunque continuare a nuotare in questa marmellata cercando di non smarrire la rotta.

A molte donne che in questi anni non sono mai state in silenzio ma la cui voce non si è sentita solo per il disinteresse di chi doveva amplificarla, il paesaggio appare comunque riconoscibile nonostante il tumulto comunicativo. Da un lato gli uomini che si appellano alle solite categorie pseudo-neutrali: la Morale, l’Etica, la Giustizia, la Legalità, le Istituzioni e il loro Onore. Al massimo, per "amicizia" si dicono solidali con le donne "offese nella loro dignità". Dall’altro le donne che si mobilitano con formazioni e motivazioni articolate e spesso in polemica tra loro. Ma oggi non è della complessità di questo panorama che voglio discutere. Voglio rivolgermi ai maschi senza temere troppo di generalizzare dato che la presa pubblica di parola che sto aspettando da loro, l’ho vista fin’ora arrivare da un numero di uomini che basta e avanza una mano per contarli.

Cari italiani, mi pare che in generale continuiate a manifestare la vostra indignazione e a brandire le vostre armi attraverso il canale della norma violata (le minorenni), la difesa della giustizia (l’attacco alla magistratura), il prestigio delle istituzioni (il ruolo e la credibilità del premier e del Paese), la sicurezza (la ricattabilità)... tutti temi che ovviamente preoccupano tutti e tutte ma tra i quali brilla per assenza l’offesa alla vostra dignità di maschi. Questo punto di vista sessuato, di genere, è una dimensione che sembra continuare a esservi estranea. Ovviamente sembra. Molte donne sanno bene quanto nel privato il loro compagno abbia percorso una strada significativa rispetto a suo padre e che le quotidiane trattative della coppia giocate tra ruoli, responsabilità e aspirazioni reciproche siano molto distanti dalle modalità di conflitto che le loro madri dovevano agire con i loro compagni trent’anni fa. Che ne è di quel percorso privato maschile sul piano pubblico e politico? Perché i maschi non lo rivendicano? Perchè lasciate che una immagine trita e autistica di virilità vi rappresenti in quanto maschi senza sentire l’urgenza di prenderne le distanze pubblicamente? E’ davvero questo il sogno erotico di un maschio? L’onanismo in 4D? Perché in fondo non si tratta che di questo: un poveraccio può accedere a un giornale o un DVD porno, quello ricco e potente si procurerà le sue "fantasie" in carne ed ossa. Ma si tratta pur sempre di fare sesso con sé stessi: una forma sofisticata (e dispendiosa) di masturbazione. Ai numerosi soldatini del "magari" dell’esercito dell’invidia, quelli che danno di gomito tra loro mentre i giornalisti li incalzano intervistandoli, chiedo: è davvero questo il massimo della vostra aspirazione in fatto di sesso? Siete davvero fatti così? o non è piuttosto una posa goliardica che usate per serrare i ranghi spaventati da una maschilità in evoluzione della quale voi stessi non capite la direzione né le potenzialità? A tutti quegli uomini che nel privato hanno capito, vivendolo sulla propria pelle, che gli stereotipi del patriarcato erano una prigione anche per loro e che liberandosene hanno guadagnato la libertà di vivere la sensibilità, la tenerezza, la paternità, una più ricca complicità con una donna, un rapporto più sapiente col proprio corpo, che hanno guadagnato sapienza e competenze imparando a prendersi cura degli altri, chiedo: perché non fate sentire la vostra voce contro chi vi schiaccia nella scelta binaria e privativa: "puttanieri o gay"? Perché non traducete politicamente quell’esperimento quotidiano di cessione di potere, di condivisione con la vostra compagna, quell’esperimento faticoso, nuovo, inesplorato, ma anche ricco di nuove opportunità per voi stessi, che vi dà accesso a un diverso livello di libertà e coscienza?

L’amicizia e la solidarietà sono dei gran nobili sentimenti, ma non possono più bastare. Uscite dal vostro silenzio, rompete le righe e abbiate il coraggio di rivendicare pubblicamente e con una parola politica un modo diverso di essere maschi. Annalisa Marinelli, Genova


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