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Prima di tutto vivere - [IFE Italia]
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Prima di tutto vivere

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domenica 13 maggio 2012

NO ALLA FRANCHIGIA NEL SISTEMA SANITARIO.

IL DIRITTO ALLA SALUTE RESTI UNIVERSALE.

Prima di tutto vivere.

Sembra un principio elementare che non chiede nemmeno di dover essere applicato tanto è evidente la sua necessità. Nella società in cui viviamo e dentro la crisi determinata da un cattivo governo della “cosa pubblica” pare proprio che non sia così.

Dopo aver precarizzato il lavoro per tutte/i facendo sì che donne ed uomini, giovani o meno, abbiano un futuro incerto ed una cittadinananza dimezzata perché svuotata dal diritto al lavoro, ora il governo dei professori sta provando a mettere in discussione l’universalità del diritto alla salute.

L’idea è quella di eliminare il ticket , quindi la compartecipazione alla spesa sanitaria , per introdurre la franchigia e cioè una cifra assegnata a ciacuna/o di noi, percentualmente in base al reddito famigliare, fino al concorrere della quale SI PAGHERA’ INTERAMENTE OGNI PRESTAZIONE : dal farmaco all’analisi all’intervento chirurgico!

Il ministro della Salute spiega che la franchigia essendo calcolata su reddito è equa perché chi più ha più pagherà e viceversa. Non è così. Intanto perché in ogni caso anche chi ha un reddito basso dovrà comunque pagarsi completamente alcune prestazioni e poi perché nei fatti se qualsiasi prestazione sanitaria è a totale carico della e del cittadino il diritto universale alla salute nei fatti non esiste più.

Il diritto alla salute, però, non può che essere è universale (cioè per tutte e tutti indipendentemente dal reddito, dalla provenienza, dal sesso, come invita a fare l’articolo 3 della nostra Costituzione riconosciendo l’eguaglianza fe le cittadine ed i cittadini). Se non lo è la nostra salute diventa una merce a cui assegnare un costo.

Il diritto alla salute era stato concepito nell’articolo 32 della Costituzione come universale perché , com’è ovvio, si è ritenuto che tutte e tutti i cittadini devono poter accedere alle cure e lo devono fare in maniera gratuita essendo la salute un bene primario. La riforma del 1978 aveva finalmente dato vita al sistema sanitario pubblico, gratuito e finanziato dalla fiscalità generale.

Il sistema ha funzionato ed ha funzionato bene tanto che tutti gli studi effettuati ne hanno confermato sia l’appropriatezza sia l’economicità. E’ utile ricordare che laddove il sistema sanitario non è pubblico chi è povera/o rischia di non essere curata/o perché non in grado di pagare le prestazioni sanitarie di cui necessita. Come accadeva negli Stati Uniti prima della riforma , seppur parziale, di Obama (una riforma fra l’altro che ha preso a riferimento proprio il nostro modello pubblico)

Già l a riforma De Lorenzo aveva introdotto forme di privatizzazione del sistema attraverso il DRG cioè il pagamento a prestazione , secondo il quale la struttura sanitaria viene rimborsata dal sistema pubblico in base alla prestazione che effettua e non più in base al numero di persone che cura e l’introduzione dei tickets sanitari cioè la compartecipazione delle e dei cittadini alla spesa sanitaria.

Le misure che questo governo intende prendere peggiorano però la situazione perché, se applicate, costringeranno le persone bisognose di cure a doversi pagare completamente un farmaco, o un’analisi e addiruttura un intervento chirurgico.

Con la crisi in atto, la riduzione o la mancanza di un salario o di un reddito, la perdita o la mancanza di un lavoro come faremo a curarci in modo adeguato?

Per questo chiediamo con forza al governo Monti di ritirare questa proposta e garantire l’universalità del sistema sanitario.

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