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"Nè misogino nè monogamo" - [IFE Italia]
IFE Italia

"Nè misogino nè monogamo"

intervista di Antonio Monda a Martin Amis
lunedì 13 aprile 2015

(...)

Amis ha raccontato recentemente gli effetti dell’invecchiamento del corpo sulla psiche ma anche la storia di un giovane che attende il ventesimo compleanno contiene un misto di desiderio e insicurezza, rabbia e disincanto, come testimonia un incipit divenuto celebre: "Mi chiamo Charles Highway, anche se a guardarmi non si direbbe. È un nome slanciato, che ha viaggiato molto, un nome cazzuto e, a guardarmi, io non sono niente di tutto questo". Highway (letteralmente: autostrada) è un giovane che fa della conquista di una ragazza ( Il dossier Rachel, pubblicato ora da Einaudi dopo 42 anni dalla sua prima edizione in inglese ) una missione ossessiva, e mistificando il proprio desiderio, si autoconvince di essere un intellettuale.

Insomma C. H. è un alter ego nel quale si riconoscono i tratti di un uomo che di donne ne ha avute veramente tantissime, subendo spesso l’accusa di egoismo e misoginia. "Rileggendolo mi sono accorto che sono elementi presenti nel romanzo", mi racconta Amis nella casa di Brooklyn, dove ormai si è stabilito da qualche anno. "Quello che Charles prova per Rachel è voglia di possesso, di dominio, di manipolazione. Ma l’amore è un’altra cosa".

Lei ritiene di essere un misogino?

"Spero di no, ma è un’accusa che mi è stata fatta spesso". Nel libro i personaggi maschili sono più negativi di quelli femminili. "Quando l’ho scritto avevo solo ventitré anni e forse ho subito il conformismo dell’epoca: non avevo ancora imparato bene a giocare con gli stereotipi".

Ma cosa pensa oggi?

"Che dietro ogni stereotipo c’è una verità e che i miei personaggi maschili sono sempre degli antieroi. Conosco le reazioni del lettore".

Ritiene che gli uomini siano in grado di controllare passioni e debolezze?

"Penso che la fragilità non sia una prerogativa femminile".

Nel suo primo romanzo sostiene che la monogamia è impossibile.

"Ritengo infatti che non sia naturale. Aggiungo che la mia generazione è stata educata alla promiscuità".

Non crede che questo provochi dolore?

"Ogni aspetto della vita genera dolore, anche quelli che apparentemente procurano piacere. Ma ad essere sinceri: credo che sia difficile in particolare per gli uomini".

Perché?

"Un qualunque scienziato che studia gli esseri viventi può spiegare che i maschi tendono a spargere il proprio seme; può irritare ma è così. Voglio aggiungere che penso del matrimonio quello che Churchill sosteneva sulla democrazia: la peggiore forma di governo ad eccezione di tutte le altre".

È vero che fino all’adolescenza ha letto solo fumetti?

"Assolutamente vero".

E poi cosa è successo?

"Li ho letti di nuovo".

Quando è passato alla letteratura?

"Quando Elizabeth Jane Howard, la compagna di mio padre, mi ha suggerito di leggere Orgoglio e Pregiudizio , convinta che non lo capissi. Io invece mi sono appassionato e a metà del libro le ho chiesto: ma Mr Darcy sposa Elizabeth? E Jane sposa Mr Bingley? Mi aspettavo che lei mi dicesse: "finisci il libro e lo saprai" e invece ha detto "si". E io ho scoperto che la grande letteratura prescinde dal sapere come va a finire la storia raccontata".

Ritiene che la Austen sia una grande scrittrice?

"Un genio, almeno in tre romanzi: Orgoglio e Pregiudizio, Emma e Northanger Abbey . Ancora adesso, rileggendoli, mi emoziono come se non conoscessi il finale. La sua grandezza è nel modo in cui ha costruito personaggi perfetti".

Esiste una letteratura femminile?

"La grande letteratura prescinde dal genere, ma ci sono ovviamente differenze. Rispondo alla tua domanda ricordando quello che mi ha detto un amico critico a proposito del lutto: genera lacrime negli uomini e canzoni tra le donne".

Lei ha sempre detestato il politically correct: nel mondo del suo protagonista non sono ammessi "italiani riservati, parrucchieri eterosessuali e irlandesi sobri".

"Come ho già detto iniziavo a giocare con gli stereotipi. C’è un momento però in cui uno scrittore deve lanciarsi: certo, si potrebbe sempre scrivere meglio, ma lasciare decantare il testo, o correggerlo all’infinito, non contribuisce a creare un vero autore. E questo è valido specie quando si è figli di uno scrittore, come nel mio caso. Ne ho parlato a lungo con altri "rampolli" come Adam Bellow e Dimitri Nabokov".

Il protagonista del libro odia il padre.

"Nessuna autobiografia, è ispirato ad un caro amico del quale non faccio il nome".

Lei ha rotto con i suoi amici di sinistra quando ha scritto il libro su Stalin.

"Con Hitchens, che era colui a cui tenevo maggiormente, non ho mai rotto, anzi. Per quanto riguarda gli altri, sono sconcertato che si possa reagire male se si parla dei milioni di morti causati da Lenin e Stalin. Nascondendo la realtà sul comunismo non si aiuta né la storia né la verità".

Si considera un uomo di sinistra?

"È una definizione che non ha più senso: credo nei cambiamenti graduali e detesto le utopie. Io combatto ogni estremismo, prodotto dall’ottusità e fonte di violenza".


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