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"Fuck Euro 2012" - [IFE Italia]
IFE Italia

"Fuck Euro 2012"

di Nina Sankari
giovedì 14 giugno 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo comparso sulla rivista "Egalitè", scritto dalla nostra cara amica Nina Sankari, a proposito dei campionati europei di calcio in corso di svolgimento in Polonia ed in Ucraina

immagine: dipinto di Ortensia Tempestilli

Manifestazione delle femministe ucraine davanti alla stadio nazionale di Varsavia.

L’8 giugno scorso è iniziato il Campionato europeo 2012 di calcio. In Polonia si è trattato di una grande festa patriottica. Il giorno dell’apertura, si alza il canto virile dei tifosi riuniti sotto il Palazzo della Cultura e della Scienza (edificio considerato uno degli emblemi di Varsavia) : “Polonia bianco rossa”. E’ proprio in questo luogo che si è pensato di riunire i 100.000 potenziali tifosi, poichè allo stadio non se ne sarebbero potuti ospitare che la metà. In questa marea di maschi vestisti in bianco-rosso, colori nazionali della Polonia, non era certo il caso di cercare la parità fra donne ed uomini ed in effetti le donne erano presenti in misura poco significativa. Si è chiaramente inteso il grido “Forza Polacchi al combattimento!”, quasi si pensasse di essere alla vigilia di una guerra. “ E noi donne polacche dobbiamo essere al loro fianco” urlava con convinzione una donna. Le ho chiesto perchè. “Perché è uno sfogo. Ed abbiamo bisogno di sfogarci!” è stata la risposta. Del resto è una dinamica vecchia come il mondo : giochi per calmare o incanalare la collera del popolo. Panem et circensis, pane e giochi! L’Europa è divorata da una crisi economica, sociale e politica profonda ma qui si fa festa. La Polonia ha prelevato dalle tasche dei contribuenti la gigantesca somma di 96 miliardi zlotys ( oltre 22 miliardi di euro) per l’organizzazione del campionato di calcio. Lo stadio dui Varsavia è quello che è costato di più : circa 2 miliardi di zlotys (oltre 400 milioni di euro) . Ciascuna fila di posti a sedere costa quanto un appartamento di 2 locali. Il costo dello stadio di Poznan avrebbe potuto finanziare la creazione di 6.000 posti all’anno e per i ptrossimi 10 anni negli asili nido pubblici.

Diminuzione della spesa pubblica a sostegno dei bisogni elementari delle e dei cittadinie/i polacche/i.

Le spese straordinarie per il campionato europeo sostenute dalla Polonia non saranno certo coperte dalla presenza di turisti e dai finanziamenti esteri. Nello stesso momento in cui si sono stanziati i soldi per il campionato europeo si sono abbassati i finanziamenti destinati alle spese sociali. Chiudono scuole per l’infanzia, cliniche ed ospedali, aumentano i costi a carico della cittadinanza per asili nido e trasporti, diventano più cari i canoni pubblici di locazione, aumentano i prezzi dei generi alimentari, del gas, del riscaldamento, dell’energia, del carburante, dell’acqua ed addirittura delle medeicine. Mancano i soldi a sostegno delle e dei disoccupati in costante aumento. La scarsità di alloggi a prezzi abbordabili intrecciato all’aumento della disoccupazione e delle povertà investe soprattutto le donne, i bambini, le persone con disabilità, le ed i pensionati. Questa situazione investe soprattutto le donne che sono le prime ad essere licenziate o costrette ad accettare bassi salari e lavori precari. Al medesimo tempo gli europei di calcio, finanziati da denaro pubblico, promuovono il profitto di una elite sociale. L’UEFA che guadagnerà somme incredibili grazie ai campionate non verserà un euro nelle casse della Polonia. Małgorzata Brzoza, rappresentante del Ministero delle Finanze, ha confermato che l’UEFA ha richiesto la detassazione dei profitti. Profitti stimati intorno ai 2,5 miliardi di euro. Il 10 giugno scorso a Poznan oltre 500 persone, fra cui molte femministe, hanno manifestato sotto lo slogan “Meno giochi e più pane!”

Le città polacche ed ucraine : giganteschi bordelli nel cuore dell’Europa

Ma questo “divertimento da maschi”, secondo la definizione degli europei usata dalla femminista polacca Kazimiera Szczuka non sta solo negli stadi. A Varsavia ed in tutte le altre città dove si gioca sono arrivate frotte di prostitute provenienti dalla Plonia e dai paesi vicini. Queste città non sono diventate solo le capitali dello sport ma soprattutto dei giganteschi bordelli. Le femministe ucraine di “Femen” non sono state certo zitte o ferme. Dopo una serie di manifestazioni molto riuscite contro l’euro e la crisi sono arrivate a Varsavia per protestare contro la tratta degli essere umani e la prostituzione. Subito dopo l’inaugurazione del campionato lo stadio di Varsavia è stato circondato da una folla immensa di persone che si dirigevano verso le entrate. In mezzo alla folla, vicino all’ingresso principale si è formato uno spazio vuoto che si è riempito del fumo, improvvisamente 4 attiviste di “Femen” a sedo nudo sono comparse in mezzo alla folla estintori alla mano gridando “Fuck Euro 2012”, uno slogan scritto anche sui loro corpi. La performance non è durata che pochi minuti poi la Polizia le ha circondate. In mezzo a loro si trovava Safia Lebdi, consigliera regionale dell’Ile de France, presidente delle “ Insumises” ed attivista di “Femen France” . Le attiviste sono state trattenute circa 8 ore in questura e poi liberate dietro il pagamento di una multa per “atti osceni” di 125 euro a testa. E’ curioso notare che a Cracovia si è verificato un incidente a sfondo razzista durante un intrattenimento pubblico organizzato dalla squadra di calcio olandese (gli spettatori emettevano il verso delle scimmie) senza che nessuno venisse arrestato. In Polonia la prostituzione è legale e lo Stato nobn fa nulla per offrire una valida alternativa a chi si prostituisce o in generale per migliorare la situazione delle donne. Ciononostante mostrare il seno in pubblico per protesta contro lo sfruttamento della prostituzione femminile è considerato immorale. Nina Sankari, collaboratrice di Egalitè in Polonia, Presidente di IFE Polonia Testo tradotto da IFE Italia

In lingua originale:

Manifestation des féministes ukrainiennes Femen devant le stade national de Varsovie.

Le 8 juin dernier le coup d’envoi du Championnat d’Europe de football Euro 2012 était donné. L’occasion d’une grande fête en Pologne, une fête patriotique. Le jour de l’ouverture, le chant viril des supporters rassemblés au pied du Palais de la culture et de la science, édifice emblématique de Varsovie, s’élève : « Polska, biało-czerwoni ! » (« Pologne, les blancs-rouges ! »). C’est là que la « Fan Zone » pour 100 000 supporters est installée, le stade national ne pouvant en abriter que la moitié. Dans cette marée d’hommes vêtus en blanc et rouge, couleurs nationales de la Pologne, pas la peine de chercher la parité, les femmes y sont en nombre marginal. On entend aussi : «Allez, les Polonais, au combat ! » On aurait cru la Pologne à la veille d’une guerre. « Nous, les femmes, devons être à leurs côtés », lance avec conviction une Polonaise. Je lui demande pourquoi : « Parce que ça défoule. Et on a besoin de se défouler ! ». C’est vieux comme le monde : des jeux pour calmer la colère du peuple. Panem et circenses, du pain et des jeux ! L’Europe est en train de s’engouffrer dans une crise économique, sociale et politique profonde mais ici on fait la fête. La Pologne a payé de la poche des contribuables la somme gigantesque de 96 milliards de zlotys (plus de 22 milliards d’euros) pour l’organisation de ce championnat. C’est le stade national à Varsovie qui a coûté le plus cher, avec presque 2 milliards de zlotys (plus de 400 millions d’euros). Chaque rangée de 13 sièges coûte le prix d’un appartement de deux pièces. Le coût du stade de Poznan aurait pu financer la création de 6 000 places dans les crèches publiques par an pour les dix prochaines années.

Dépenses de l’Etat pour les besoins élémentaires des Polonais en baisse

Les dépenses extraordinaires pour l’Euro ne seront pas compensées par les touristes et les investisseurs étrangers. Des milliards de zlotys ont été dépensés pour l’organisation de la manifestation sportive mais les dépenses pour les besoins sociaux élémentaires ont été réduit. On ferme des écoles maternelles, des cliniques, des hôpitaux… Les coûts des crèches publiques, des transports et des loyers des logements sociaux augmentent. Les prix des produits alimentaires, du gaz, de l’électricité, des carburants, de l’eau et des médicaments augmentent aussi. Il manque de l’argent pour lutter contre le chômage en hausse. Le manque dramatique de logements à prix abordable combiné à la montée du chômage et à la paupérisation croissante de la population provoque des expulsions de masse, y compris celles de femmes avec des enfants, de personnes handicapées et de retraités. Cette situation frappe davantage les femmes. Elles sont les premières à subir les licenciements, les baisses de salaires, le travail précaire et le chômage à long terme. Pendant ce temps, l’Euro 2012, financé par le budget public, génère des profits pour les élites. L’UEFA, qui gagnera des sommes énormes grâce à l’Euro, ne paiera pas un sou d’impôts au trésor polonais ! Małgorzata Brzoza, porte-parole du ministère des Finances, a confirmé que l’UEFA a exigé l’exonération des TVA, accise, douane et taxes locales sur son profit, estimé a 2,5 milliard d’euros. Le 10 juin, environ 500 personnes, dont des féministes, ont manifesté à Poznan au slogan de « Du pain au lieu des jeux ! ».

Les villes polonaises et ukrainiennes : des bordels gigantesques pendant l’Euro

Mais ce « divertissement des mâles », selon le terme de la féministe polonaise Kazimiera Szczuka, ne s’arrête pas au stade. Varsovie et les autres villes accueillant les matchs de l’Euro ont provoqué l’affluence de prostituées venant de toute la Pologne et des pays voisins. Les villes polonaises et ukrainiennes sont devenues non pas des capitales du sport mais des bordels gigantesques. Les féministes ukrainiennes de Femen n’étaient pas en reste. Après une série de manifestations réussies contre l’Euro en Ukraine, elles sont venues protester à Varsovie contre la traite des êtres humains et la prostitution. A une heure et demie de l’ouverture de l’Euro 2012, le stade national de Varsovie fut entouré d’une foule énorme des supporters qui se dirigeaient vers l’entrée. Soudain, juste devant l’entrée principale, au milieu de la foule, s’est formé un espace vide, rempli de fumée. Quatre militantes de Femen, seins nus, ont surgi de la fumée en aspergeant la foule à l’aide d’extincteurs et en criant à tue-tête : « Fuck Euro 2012 ! ». Ce slogan était écrit sur leur corps. Leur performance n’a duré que quelques minutes, avant que la police ne les embarque. Parmi les féministes ukrainiennes se trouvait Safia Lebdi, conseillère régionale d’Ile-de-France EELV, présidente des Insoumises et activiste de Femen France. Les femmes ont passé environ huit heures au poste de police et ont été libérées après avoir payé une amende de 125 euros par personne pour « acte indécent ». A Cracovie, où un incident à caractère raciste a eu lieu lors d’un entraînement, ouvert au public, de l’équipe des Pays-Bas (les spectateurs poussaient des cris de singes), personne n’a été arrêté. En Pologne, pays catholique, la prostitution est légale et l’Etat ne fait pas grand chose pour assurer aux prostituées une alternative économique valable, et en général pour améliorer la situation des femmes. Toutefois, le fait de montrer ses seins en signe de protestation contre l’exploitation sexuelle des femmes est qualifié d’immoral.

Nina Sankari, collaboratrice Pologne – EGALITE, Presidente d’IFE Pologne


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