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Di attese, pensioni ed orizzonti.... - [IFE Italia]
IFE Italia

Di attese, pensioni ed orizzonti....

di Nicoletta Pirotta
domenica 4 dicembre 2011

E’ serata di attesa.

Non solo perché si avvicina Natale ed anche se sono cresciuta voglio continuare a credere che qualcuno mi porti i regali. Sono in attesa perché domani il governo del prof Monti ci dirà quali sono le misure adottate per uscire dalla crisi. E non credo ci saranno regali per me. Anzi.

Il mio cruccio maggiore riguarda la possibilità di andare in pensione. Quando venni assunta, nel lontano 1978, mi dissero che, se fossi stata sposata e/o avessi avuta una figlia o un figlio avrei potuto pensionarmi dopo 20 anni di onorato lavoro. Rispettosa delle regole mi sono sposata, ha messo al mondo una figlia e ho aspettato di arrivare ai fatidici 20 anni. Dopo averne lavorati quasi 18 è venuto giù il mondo. “Pubblica dipendente che non sei altro, ma non ti vergogni a voler andare in pensione così presto? Via si cambia. Mai più privilegi!” E i 20 anni divennero d’emblè 35. Non osai dire niente. Mi dissi che forse un po’ privilegiata lo ero, anche se dentro di me qualcosa mi diceva che non era giusto cambiare le regole del gioco mentre si giocava…

Quando arrivai a quasi 30 anni di onorata professione successe di nuovo. 35 anni non bastano , mi dissero, meglio arrivare a 40, in fondo grazie alle scoperte scientifiche si vive di più e dunque perché non lavorare di più? Sembrava così logico che veniva quasi voglia di ringraziare per un così acuto acume!

Ora di anni ne ho lavorati 33. Domattina forse scoprirò che anche 40 anni non bastano più e mi farò sempre più persuasa che per la mia generazione la pensione è come l’orizzonte, più ti avvicini e più si allontana. Stavolta la motivazione sarà di quelle che fanno venire un groppo alla gola: occorre farlo per il proprio paese, per senso di responsabilità, per contribuire ad uscire dalla crisi economica ecc ecc ecc

Ma stavolta so che non è così , so che innalzare di nuovo l’età pensionabile delle lavoratrici e dei lavoratori è il modo più semplce che i poteri forti (professori o ciarlatani che siano) conoscono per non affrontare i guasti del sistema.

Se così non fosse perché non intervenire sugli stipendi dei calciatori che vanno in pensione a 30/32 anni con redditi milionari? perché non diminuire i compensi da capogiro dei manager pubblici o privati? perché non bloccare buonuscite e liquidazioni scandolose in tempi di crisi ( mi riferisco al presidente di Finmeccanica che lascia la presidenza di Finmeccanica per brogli e inciuci e si becca 5 milioni di euro!!!)? Non so cosa mi aspetta ma so che non sarà un bel regalo.

E, nonostante sia ormai diventata un signora di mezza età, comincio a credere che forse dovremmo ribellarci….. sul serio!


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