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Non chiediamo la luna, esigiamo l’eguaglianza - [IFE Italia]
IFE Italia

Non chiediamo la luna, esigiamo l’eguaglianza

lunedì 4 aprile 2011 par ifeitalia

Sabato 2 aprile, con il titolo significativo "Le retour des 343 salopes", il quotidiano francese "Liberation" ha pubblicato il seguente manifesto firmato da 343 donne (le "donnacce") che, a quarant’anni dal manifesto (5 aprile 1971) firmato anche da Simone de Beauvoir, denunciano il perdurare del giogo del patriarcato: "ne abbiamo abbastanza".

Il 5 aprile 1971, 343 donne sfidavano la legge, firmando un manifesto per dire alto e forte che anche loro, fra migliaia di donne, avevano abortito. Rivendicavano un diritto fondamentale: quello delle donne di disporre del loro corpo. Fra loro, alcune di noi e altre che avrebbero potuto essere nostre sorelle, nostre madri o nostre nonne.

Questo testo scoppiò come un colpo di tuono nel cielo già inquieto della dominazione maschile. Troppo a lungo ignorate, disprezzate, oppresse, le donne si organizzavano, si ribellavano, rivendicavano. A fianco delle militanti del movimento di liberazione delle donne, le 343 hanno forzato la porta dell’emancipazione che tardava troppo ad aprirsi. Esse hanno contribuito a far si che le generazioni successive possano decidere della loro vita. Inscrivendosi in un movimento per l’emancipazione, esse hanno, con le femministe di numerosi altri paese, sollevato un’onda d’urto. Questo movimento per sbarazzarsi di ogni forma d’oppressione è vivo oggi nell’impegno delle donne negli avanposti delle rivolte che fanno soffiare un vento di libertà in Tunisia, in Egitto, o in altri paesi.

Siamo al 2 aprile 2011. Dei progressi importanti sono stati realizzati dopo 40 anni. Le donne lavorano, assumono delle responsabilità, s’impegnano, prendono la parola nello spazio pubblico, scelgono la loro vita, e le loro sessualità. E tuttavia, come nel 1971, poiché siamo nate donne, noi restiamo assegnate al nostro sesso, mantenute in posizione subalterna, durante tutta la nostra vita.

Talvolta, noi abbiamo la senzazione crudele di risvegliarci con il cerchio alla testa. Tocchiamo salari o pensioni largamente inferiori a quelle degli uomini. assumiamo la stragrande maggioranza dei compiti domestici. Siamo continuamente rinviate alla sfera privata: i nostri corpi, la nostra immagine, la nostra eventuale funzione di madre. Molte di noi, poiché vivono in ambiente rurale, in quartieri sfavoriti o perché gli ospedali chiudono, non hanno sempre accesso alla contraccezione o all’aborto, liberi e gratuiti. Le porte delle responsabilità politiche, economiche o culturali ci sono per la maggior parte chiuse. 75.000 di noi sono ogni anno violentate in Francia e una di noi ogni due giorni e mezzo muore sotto i colpi del compagno o ex-compagno.

Una società non può andare avanti quando più della metà di quelle e quelli che la compongono è vittima nel quotidiano di violenze e discriminazioni. Noi siamo diventate donne sotto il giogo del patriarcato. Ne abbiamo abbastanza.

Noi abbiamo dei diritti. Ci siamo battute, in tutte le epoche, per farli inscrivere nelle leggi e farli avanzare. Questi diritti non sono rispettati. Le ineguaglianze donne-uomini persistono, meno visibili può darsi e più insidiose, ma tuttavia pregnanti e ingiustificate.

Noi vogliamo raggiungere l’eguaglianza donne-uomini nelle menti e nei fatti. Noi esigiamo che i nostri diritti fondamentali diventino realtà. Delle miisure devono essere prese rapidamente per garantire l’eguaglianza nell’impiego, facendo tornare indietro la precarietà del lavoro delle donne ed imponendo l’eguaglianza salariale. E’ tempo di prevedere fin dalla più giovane età una educazione a comprendere e rimettere in causa i meccanismi di dominio. Chiediamo che ogni donna possa accedere ad una contraccezione libera e gratuita, possa abortire in condizioni buone, essere madre se ne fa la scelta. Bisogna farla finita con le violenze sessiste che pesano su ciascuna di noi.

E’ più che tempo di far saltare il catenaccio aperto dal manifesto delle 343. Noi non domandiamo la luna. Noi esigiamo proprio l’eguaglianza.

traduzione Giovanna Romualdi ("Il Paese delle donne")


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