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Violences contre les femmes : une arme stratégique aux mains du pouvoir et des possédants aux temps de la guerre sociale ! - [IFE Italia]
IFE Italia

Violences contre les femmes : une arme stratégique aux mains du pouvoir et des possédants aux temps de la guerre sociale !

di Sonia Mitralia
giovedì 5 dicembre 2013

Riceviamo da Sonia Mitralia, amica greca con cui abbiamo costruito la campagna di solidarietá con le donne greche per il diritto ala salute.

E volentieri pubblichiamo.

Il testo scritto in francese è stato tradotto in italiano da IFE Italia. Sono state pubblicate entrambi le versioni.

Violenza contro le donne: un arma strategica in mano al potere ed ai potenti, nel tempo della guerra sociale!

Sappiamo bene che la violenza contro le donne è utilizzata sovente come un arma di guerra per punirle, umiliarle, disumanizzarle, ma sopratutto per reprimere ed annientare, con ogni mezzo possibile, il gruppo sociale a cui appartengono. Nei conflitti armati questo tipo di violenza è da tempo considerata un segno di dominazione ed uno strumento di distruzione. Sappiamo anche che in tempo di pace le violenze contro le donne sono considerate un atto individuale riferibile ad un uomo violento e non uno strumento di distruzione "strategica". Ebbene che ne direste voi se vi dicessi che, nella drammatica situazione di crisi in cui versa la Grecia, la violenza contro le donne sta diventando un arma nelle mani del potere? In effetti negli ultimi tempi si stanno moltiplicando i casi di una violenza simile.

Eccovi quattro esempi particolarmente emblematici.

Il primo , ultimo in ordine di tempo, ha avuto luogo agli inizi di novembre davanti alle telecamere, cioè praticamente in diretta, quando le forze speciali di polizia (MAT) per impedire a due deputate di entrare nel palazzo della televisione pubblica (ERT), che stava per essere occupata dalla forze dell’ordine , le hanno schiacciate contro la cancellata di ingresso in ferro. Le due deputate dell’opposizione, Zoe Konstandopoulou de ΣΥΡΙΖΑ et Rachel Makris del partito « Grecia Indipendente» sono state prese a botte violentemente. In particolare Zoe Konstandopoulou è stata colpita duramente ed ha rischiato di morire per asfissia, tanto che ha denunciato i suoi aggressori per tentato omicidio. E tutto ciò solo perché le due deputate volevano esercitare il loro diritto costituzionale ad entrare negli uffici della televisione pubblica per impedire che forze di polizia potessero manipolare la realtà per dare informazioni distorte sulla lotta delle e dei lavoratori. Il seguito di quanto avvenuto è molto eloquente e conferma la nostra ipotesi. L’indomani , infatti, l’importante quotidiano filo-governativo « TA NEA » ha dato vita ad una violenta campagna ultra-sessista contro le due deputate, pubblicando un disegno in prima pagina che raffigura le deputate ... in una mise osè mentre si spogliano dinnanzi ad un pubblico maschile. Sotto il disegno si leggeva questo presunto scambio fra due uomini " Quella a destra è Rachel e quella a sinistra Zoe. Faranno in questo modo anche altre cose? Ho saputo che compiono azioni politiche. Forse bisognerebbe chiederlo ai loro uomini".

Il secondo esempio si riferisce ad un episodio di vero e proprio linciaggio pubblico , ripreso da alcuni canali televisivi, di donne sieropositive, in larga parte prostitute. In piena campagna elettorale due ministri social-democratici , tristemente celebri per il loro ruolo nella repressione selvaggia della manifestazioni contro le politiche della Troika, avevano invitato la popolazione alla delazione per denunciare quelle e quelli che secondo loro "costituiscono una bomba ad orologeria contro l’intera società” , “ci contagiano” e rischiano di fare morire bravi ed inconsapevoli padri di famiglia.

Il terzo esempio di queste violenze ha avuto come vittime le decine e decine di donne, anche anziane, della zona di Skouries, al nord della Grecia, che si oppongono alla multinazionale canadese Eldorado e al suo progetto di estrazione di oro nella regione. Da alcuni mesi le forze speciali di polizia su preciso ordine del ministro, hanno fatto di queste donne l’obiettivo prioritario di una repressione feroce e di massa che ha già provocato l’arresto di moltissime donne e la loro messa sotto accusa. Non è un caso che questa campagna di repressione senza precedenti , rivolta contro contadine pacifiche, vuole essere esemplare per bloccare ogni ulteriore tentativo di "disobbedienza civile". Evidentemente non è neppure un caso che questa repressione "esemplare" si eserciti contro le donne di una popolazione che si vuole colpire ed annientare.

Infine il quarto esempio è il tristemente famoso episodio di un parlamentare neo-nazista che ha insultato in diretta due deputate di sinistra durante una trasmissione trasmessa nel corso della campagna elettorale della primavera scorsa. Questo episodio di violenza , al posto che dare luogo all’indignazione e riprovazione ha suscitato, al contrario, un’ondata di simpatia popolare ed ha contribuito al successo elettorale di Alba Dorada, partito fascista e nazista.

Che succede dunque? Crediamo si tratti di una ventata d’aria malsana che già ci arriva alla punta del naso! Questa violenza ci ricorda le violenze contro le donne nelle guerre etniche. Lo stupro delle donne agito dagli uomini della parte avversa deve essere analizzato molto spesso non come l’effetto di un desiderio maschile "incontrollabile", ma come parte di una strategia del conflitto in cui le donne rappresentano, biologicamente e simbolicamente, l’integrità dell’etnia o nazione nemica, che va distrutta. Nel nostro caso, è chiaro che non siamo in presenza di una violenza nazionalista e di pulizia etnica. Siamo invece in presenza di un conflitto di altra natura, di un’altra guerra : una guerra sociale, una guerra di classe.

Insomma, umiliare due parlamentari paragonandole a delle spogliarelliste non significa solo ribadire che fare politica è un diritto degli uomini e non delle donne. Ma, più volgarmente, vuol dire affermare che il ruolo primario delle donne è quello di essere sempre disponibile ad essere “scopata”, gestita e governata dai maschi. Analogamente, lapidare delle donne sieropositive, criminalizzarle, demonizzare la loro sessualità, presentarle come una "minaccia" per legge e l’ordine costituito serve ad indicare l’esistenza di “classi” da considerare pericolose.

Stessa lingua, stessa demonizzazione e stessa repressione... Così, fare della misoginia, dell’odio e della violenza contro le donne e i loro diritti un’arma di guerra non dovrebbe sorprendere in quanto tutte le politiche dei potenti, al tempo del trionfo della Troika, mirano a farci tornare indietro, ai momenti peggiori del capitalismo, selvaggio e barbarico, del XIX secolo. Quando per l’appunto le donne non avevano praticamente alcun diritto...

Il fatto è che stiamo assistendo ad un attacco frontale, una vera e propria guerra di dimensioni storiche contro la stragrande maggioranza delle e dei cittadini e dunque la violenza contro le donne si trasforma in una vera e propria arma che il potere ed i potenti utilizzano, in una dimensione di massa, sempre più frequentemente. Come nel caso degli stupri etnici usati per colpire al cuore il popolo e sottometterlo definitivamente, la violenza contro le donne durante la guerra sociale, attualmente in corso, ha esattamente gli stessi obiettivi: colpire il morale e distruggere il tessuto sociale, al fine di umiliare non solo le donne - che sono, ovviamente, il loro primo obiettivo- ma tutte le vittime, uomini inclusi, delle loro politiche neoliberali e disumane.

Testo originale in lingua francese   

Violences contre les femmes : une arme stratégique aux mains du pouvoir et des possédants aux temps de la guerre sociale !  

Nous savions déjà que la violence contre les femmes était souvent utilisée comme une arme de guerre, visant à les punir, à les humilier et a les déshumaniser, mais surtout a réprimer et anéantir par tous les moyens possibles le groupe auquel elles appartiennent. Dans les conflits armés, cette violence a été longtemps assimilée à un signe de domination plus qu’un outil de destruction. Nous savons aussi qu’en temps de paix, les violences contre les femmes passent surtout pour des actes individuels d’hommes violents, et non des armes de destruction «stratégiques». Et bien, que diriez-vous si dans la situation de crise exacerbée qui secoue la Grèce, la violence contre les femmes était en train de devenir une arme aux mains des puissants?

En effet, ces derniers temps, des cas d’une telle violence  se  multiplient en Grèce. En voila quatre manifestations particulièrement emblématiques : La première et dernière en date a eu lieu début Novembre 2013 devant les cameras, pratiquement en direct, quand les forces spéciales de la police grecque (MAT), voulant empêcher deux députées d’entrer au bâtiment de la Radiotélévision Publique (ERT) qui venait d’être occupé par les forces de police, les ont coincé contre son portail d’entrée en fer forgé. Les deux députées de l’opposition parlementaire, Zoe Konstandopoulou de ΣΥΡΙΖΑ et Rachel Makris du parti des « Grecs Indépendants » ont été très malmenées. Plus spécialement Mme Zoe Konstandopoulou qui a été sciemment asphyxiée et a failli mourir, poursuit maintenant en justice ses agresseurs pour tentative de meurtre ! Et tout ca, parce que les deux députées voulaient tout simplement exercer leur droit constitutionnel d’entrer dans la Radiotélévision Publique pour empêcher toute mise en scène policière (destruction du matériel, etc) ayant comme objectif de calomnier la lutte des travailleurs.

La suite de cette affaire est très éloquente et tend à confirmer nos propos. Dès le lendemain, le grand quotidien pro-gouvernemental « TA NEA », se lançait dans une violente campagne ultra-sexiste contre les deux députées, publiant un dessin en toute première page qui présente les deux députées… en strip-teaseuses dansant sur scène le « pole dancing » devant un public de clients males habituels de ce genre d’établissement (voir le dessin.) Et sur la légende du « dessin » on lisait ce prétendu échange entre deux clients : «A droite c’est Rachel et à gauche Zoé. Et est-ce qu’elles font aussi autre chose ?  J’ai entendu qu’elles font aussi des actions en justice. Mais, mieux vaut poser la question au garçon »…

La deuxième a donne lieu a un véritable lynchage public répercuté par les chaines de télévision, des femmes séropositives, dont certaines étaient prostituées. En pleine campagne électorale, deux ministres sociaux-démocrates, tristement célèbres pour leur rôle dans la répression sauvage des manifestations contre la Troïka et le démantèlement du système de santé, avaient appelé la population à la délation pour faire arrêter celles qui, selon ces ministres, « constituent une bombe sanitaire à retardement », « polluent la société de maladies contagieuses » et donnent la mort par le sida « aux pères de famille grecs ».

La troisième manifestation de cette violence a eu comme victimes les dizaines et dizaines des femmes –même des grandes mères !- des environs de Skouries, au nord de Grèce, qui s’opposent à la société canadienne Eldorado et son projet d’extraction de l’or de la région. Depuis des mois, les forces spéciales de la police sur ordre direct de leur ministre, font de ces femmes des villages environnants la cible prioritaire d’une répression féroce et de masse qui a déjà abouti a l’emprisonnement de plusieurs d’elles et a la mise en accusation pour…crimes d’encore plus (voir les photos). Ce n’est pas un hasard, que cette campagne de répression sans précédent sur fond d’imposition de l’état d’exception à une région habitée par des paisibles paysans se veut –selon les dires de ses responsables- exemplaire en vue de prévenir la multiplication de tels actes de « désobéissance civile ». Et évidemment, ce n’est pas un hasard que cette « répression exemplaire » s’est exercée en toute priorité contre les femmes de cette population locale qu’il faut coute que coute briser et anéantir.

Et enfin, quatrième manifestation, l’épisode tristement célèbre du député du parti néo-nazi Kassidiaris qui  gifla « en direct »  deux députées de gauche durant une émission transmise pendant la campagne électorale au printemps dernier. Cet acte de violence, au lieu de susciter l’indignation et la réprobation a au contraire suscité une grande vague de sympathie populaire et a contribué au succès électoral de l’Aube Dorée.

Alors que se passe-t-il ? Nous pensons qu’il s’agit d’un nouveau mal qui pointe déjà le nez ! Cette violence-ci nous fait penser  aux violences exercées contre les femmes dans les guerres ethniques. Le viol des femmes par les hommes de la partie adverse doit très souvent être analysé non comme l’effet d’un désir masculin « incontrôlable » mais comme faisant partie d’une stratégie de conflit, de combat, dans laquelle les femmes représentent biologiquement et symboliquement l’intégrité de l’ethnie ou de la nation combattue. Et qu’il faut détruire.  Dans notre cas, il est évident que nous ne sommes pas en présence  d’une violence nationaliste à l’ occasion d’un nettoyage ethnique. Nous sommes en présence d’un conflit d’une toute autre nature, d’une autre guerre, d’une guerre sociale, d’une guerre de classe !

En somme, humilier les deux députées en les identifiant à des strip-teaseuses ne signifie pas  seulement que faire de la politique est avant tout un droit des hommes et non des femmes. Ca signifie, plus vulgairement,  que le rôle de la femme reste avant tout d’être toujours disponible pour être baisée, possédée et gouvernée par les males. De même, lapider les femmes séropositives, les criminaliser, diaboliser leur sexualité, la présenter comme une « menace» pour la loi et l’ordre qui doit régner dans nos sociétés, apparente cette menace a celle qu’ont toujours représenté les « classes » que ces messieurs appellent depuis bientôt deux siècles « dangereuses ». Même langage, même diabolisation et même répression… Alors, faire de la misogynie, de la haine contre les femmes, de la violence contre les femmes et leurs droits une arme de guerre ne devrait pas étonner dans la mesure où toutes les politiques de ceux d’en haut en ces temps  de la Troika triomphante visent aussi à nous faire retourner aux pires moments du capitalisme le plus sauvage et le plus barbare du 19eme siècle.   Exactement à une époque durant laquelle les femmes n’avaient pratiquement aucun droit…

Le fait donc qu’on assiste au déclenchement d’une véritable attaque frontale, d’une véritable guerre de dimensions historiques contre l’immense majorité de citoyennes et citoyens (les salariés, les pauvres, les chômeurs, les pensionnés, les jeunes, les « différents », les immigrés, les minorités, …) devrait expliquer cette transformation de la violence contre les femmes en une véritable arme que le pouvoir et les possédants utilisent en masse et de plus en plus fréquemment. Comme dans les cas des viols de masse qui servent aux nettoyeurs ethniques pour briser le moral du peuple nettoyé afin de le soumettre définitivement,  la violence contre les femmes exercée par le pouvoir et les possédants en temps de guerre sociale a actuellement exactement les mêmes objectifs : briser le moral, briser le tissu social, afin de soumettre non seulement les femmes - qui sont évidemment les premières visées- mais toutes les victimes, hommes inclus, de leurs politiques inhumaines et néolibérales.

Sonia Mitralia, membre des Femmes contre la Dette et les Mesures d’Austérité et du CADTM international


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