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Le città femministe esistono e resistono - [IFE Italia]
IFE Italia

Le città femministe esistono e resistono

Incontro pubblico nazionale 22 settembre 2018
domenica 2 settembre 2018

Fonte: https://luchaysiesta.wordpress.com/

Immagine tratta dal medesimo sito.

Carissime compagne, Abbiamo conosciuto il tempo di agire, aprendo i luoghi da cui oggi vi scriviamo e che ci uniscono nella rete di relazioni a cui facciamo appello per la costruzione di un incontro delle case delle donne e degli spazi femministi, preliminare all’assemblea nazionale di Nudm di ottobre.

A Roma, alla Casa delle Donne Lucha y Siesta il 22 settembre dalle ore 13:00.

Troppo poche sono state le soste e spesso troppo brevi le riprese per superare l’urgenza, tanto che ora vogliamo fermarci per guardare al futuro, cercando un’unione fra prospettive capace di connettere le nostre storie e di cogliere il tempo, secondo noi maturo, di una reazione forte e condivisa. Non partiamo da zero, no, tutte conosciamo quanto è stato già costruito a livello locale e il lavoro di connessione operato negli ultimi due anni da Nonunadimeno, e tutte sentiamo la voglia di esplodere in una nuova ondata di indignazione e presa di parola pubblica, oltre la festa e i riti dell’autunno.

Abbiamo pensato molto a tutte voi correndo dietro alle urgenze dell’autogestione di uno spazio femminista e alle emergenze scatenate dalla violenza maschile e patriarcale che colpisce tutti gli ambiti delle nostre vite, abbiamo pensato molto ai racconti fatti dalle sorelle in giro per l’Italia, quando abbiamo vissuto con difficoltà l’apertura di un nuovo centro antiviolenza o la gestione di una casa di semi autonomia. Molto abbiamo pensato prima di chiamarci a raccolta oggi perché sappiamo che all’estate seguirà un anno di lotta e non possiamo più aspettare.

Il clima in cui il paese sta calando porta con sé un grave attacco alle persone più vulnerabili e con sprezzanti provocazioni si lascia che la paura monti e che alle richieste di welfare e diritti si risponda con diffidenza o addirittura non si risponda affatto.

Giorno dopo giorno sentiamo che gli sforzi compiuti per affermare i principi dell’autodeterminazione, dell’autonomia e della solidarietà, che sono il nostro terreno di crescita e costituiscono i valori fondanti della nostra politica di donne, devono oggi misurarsi con i proclami anti migranti e gli attacchi alle libertà civili acquisite.

Siamo di fronte a politiche reazionarie che tentano di distogliere l’attenzione pubblica dai problemi che veramente travolgono le nostre esistenze – primi fra tutti l’impoverimento economico e culturale e l’indebolimento dei nessi della solidarietà sociale – per agitare spauracchi utili a costruire un popolo spaventato e governabile, dove la dignità si conferisce per decreto e si revoca per urgenza.

Le resistenze che negli ultimi anni hanno costruito e attraversato l’alternativa di un’Italia possibile vengono demonizzate nel tentativo fascista di neutralizzare le opposizioni sociali per livellare in basso il paese e alimentare lo scontro tra vari settori all’interno delle stesse classi sociali impoverite, in uno scontro prepolitico dove a vincere è il caos delle coscienze e il naufragio dei diritti e delle libertà.

Riteniamo che nessun luogo e nessuna realtà possano sentirsi al sicuro rispetto ai danni di questa ondata, i cui effetti ricadranno pesantemente su tutte e tutti. Riteniamo ancora di più che nessun luogo delle donne possa sentirsi al riparo dal tentativo di manipolazione della realtà, perché è sui nostri corpi, contro i nostri spazi e a discapito delle nostre storie che si costruisce la narrazione tossica e pesticida del presente.

Quando l’antirazzismo è degradato a buonismo e si vuole far scadere l’antifascismo in feticcio storico, il femminismo rischia di rimanere biografia autoreferenziale e l’antifemminismo diventa una minaccia ancora più pericolosa, se possibile, del maschilismo patriarcale.

Forti di quanto le piazze degli ultimi anni – costruite assieme con fatica e passione -ci hanno lasciato come riserva per i tempi duri, vogliamo guardarci negli occhi fra quelle che hanno generato e rigenerato potenza nella costruzione di spazi femministi e transfemministi, camminando sulla china di un futuro incerto, di scadenze per bandi a perdere e di convenzioni politicamente scorrette.

Noi, artigiane e costruttrici di case, sappiamo che questi luoghi non sono centri servizi al femminile o start up per il terzo settore femminilizzato, ma luoghi di autodeterminazione, ricostruzione di vissuti e di relazioni, e presidi a tutela della dignità di tutte quelle che la società patriarcale ha maltrattato e marginalizzato in contesti domestici e ghetti professionali, spazi di trasformazione dell’esistente e delle vite di molte.

L’attacco ai nostri luoghi e la precarietà in cui si intende lasciarli sono fisici e sono simbolici. Si vogliono spazzare via luoghi che, costruiti sulla solidarietà e il mutuo aiuto femminista, possono contrastare l’emergere delle forze autoritarie e reazionarie; contro gli assessori comunali accusati di stalking; contro i senatori leghisti che vorrebbero mettere mano alla legge 194; contro le mercificazioni delle miss a seno nudo a godimento del branco testosteronico; contro le amministrazioni pavide delle concessioni a mezza bocca; contro le incertezze sul futuro di 14 posti di accoglienza per donne che scelgono di uscire dalla violenza; contro le stipule delle convenzioni non rinnovate in tempi idonei per una progettualità di lungo periodo; contro l’arroganza di una istituzione che monetizza il patrimonio storico, politico e sociale dei nostri percorsi di libertà e organizzazione; contro la violazione dei diritti umani da parte del personale sanitario pubblico che obietta; contro i licenziamenti in gravidanza, lo sfruttamento delle migranti nei campi di pomodori e nelle case degli anziani; contro la violenza maschile fra le mura di casa.

Nel difendere le nostre esperienze difendiamo il diritto al dissenso. Non vogliamo essere rinchiuse nel ruolo “naturale” di madri, vogliamo essere libere di scegliere se e quando esserlo. Rifiutiamo ogni lettura che ci vuole come corpi da difendere, resistiamo e ci dichiariamo ancora tutte con orgoglio femministe e antifasciste e lo facciamo a partire dai luoghi che abbiamo conquistato con anni di lotta e di organizzazione e per i quali adesso è tempo di rivendicare riconoscimento nell’autonomia e stabilità nell’indipendenza. Carissime compagne abbiamo voglia di Utopia.

Speriamo di vederci in tant* a Roma il 22 settembre – presso la Casa delle donne Lucha y Siesta, in Via Lucio Sestio 10 Metro A – per un incontro pensato anche come propedeutico all’assemblea nazionale di Nudm di ottobre, per costruire ragionamenti, strategie e campagne da portare e condividere con tutt*.

Gli spazi femministi – Nudm Roma


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