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Persone che dovresti conoscere: Chiara - [IFE Italia]
IFE Italia

Persone che dovresti conoscere: Chiara

di Michela Murgia
martedì 17 aprile 2012

Della gente del bisso Chiara Vigo è l’ultima rimasta e lo sa. Te ne accorgi da come parla e da come si muove, con quella lentezza un po’ solenne che appartiene solo alle cose antiche e preziose. Al mondo non c’è nessun altro che conosce quello che lei conosce, perché l’arte delle Maestre del bisso è scomparsa ormai da centinaia di anni.

Omero racconta di come la moglie di Priamo indossasse tuniche tessute proprio con la pregiata seta animale estratta dai molluschi di fondale, ma non ci sono più regine a Troia e non c’è più neanche Troia. Re Salomone è sepolto da millenni e con lui la sua saggezza e il mantello scintillante della regina di Saba. Anche il vello d’oro non sfida più i coraggiosi a tentare l’impresa di rubarne la luce dai giardini segreti della Colchide. Il mistero della seta del mare è rimasto solo in mano a Chiara, l’unica che a cinquantasette anni sa ancora andarla a prendere sul fondo del mare intorno all’isoletta di Sant’Antioco.

Essere resto è una condizione ambivalente: può renderti orgogliosa e impenetrabile come le rocce o generosa e fluida come l’acqua che ci scorre in mezzo. Chiara Vigo ha scelto la seconda strada, dedicando tutto il suo tempo non solo a estrarre, trattare e tessere il bisso, ma soprattutto a consegnare il suo profondo insegnamento nelle mani di chiunque mostri di volerlo ricevere. Non è un’artigiana, ma una Maestra di bisso, perché quello che fa non è trasmettere un sapere espresso attraverso la manualità di un fare: per Chiara il bisso è più che un materiale per tessere; è un filo simbolico, metafisico, che unisce le generazioni nel rispetto per il mare, nella cura delle cose che contano e nella disposizione interiore al dono gratuito.

Tutto parte dalla constatazione che il bisso non è mai stato un materiale commerciabile: nessuno lo ha mai venduto e nemmeno i re e le regine del passato lo hanno mai comprato, ma sempre e solo ricevuto in dono o donato all’interno di un codice di assoluta gratuità. Su questo punto Chiara manifesta una determinazione feroce da sacerdotessa nuragica. Sa bene che potrebbe essere ricchissima, vendere l’esclusivo filato agli stilisti più in auge o ai sarti dei sultani e dei nuovi ricchi di ogni parte del mondo, ma la sola idea di fare business dal bisso le accende negli occhi le stesse scintille che il sole strappa alla sua preziosa seta. Finché ci sarà lei, questo sapere di enorme valore non avrà mai un prezzo e per questo, in un mondo dove la legge violenta dei mercati fa e disfa il destino di governi e nazioni, Chiara e il suo bisso senza codice a barre sono già rivoluzione.

L’altro aspetto che traspare nell’incontro con lei è che non cerca di darti a intendere che ci sia qualcosa di facile o di evidente nella ricerca della profondità. Per arrivare al cuore delle cose ci vuole impegno, rispetto e volontà. Dal profondo vengono le pinne bivalve da cui lei estrae il bisso – per un totale di appena 600 gr di seta all’anno – ed è proprio studiando le caratteristiche stagionali di quelle profondità che lei ha trovato il modo per estrarne i bioccoli di seta senza uccidere le bestiole come avveniva in passato. Nel profondo però risiede nascosta anche la luminosità di questo filo pregiato, che non è immediatamente percepibile. Quando me lo ha fatto vedere ero quasi delusa: brunito e ispido come una barba di vecchio, non sembrava avere niente di speciale; ma quando lei ne ha presa in mano una matassina pettinata e l’ha avvicinata alla finestra lasciando che un raggio di sole la toccasse, il bisso ha rivelato un’anima di fiamma cangiante più seducente dell’oro a cui viene spesso paragonato. Passato l’attimo di luce, lo ha rimesso via con un mezzo sorriso, forse divertita del mio sbalordimento.

Chiara non dà il bisso a nessuno, ma lo fila e lo tesse in pezze gioiello che espone per scopi storici e didattici nel museo apposito che ha creato a Sant’Antioco. Dentro non ci si respira l’aria stantìa dei reliquiari: da Chiara a vedere il bisso ci vanno tutti, scolaresche, cittadini, passanti, addetti ai lavori. Le donne di qualunque età, ma specialmente le bambine, ricevono un’accoglienza speciale perché dalla notte dei tempi Chiara sostiene che siano sempre state loro a occuparsi del bisso, dalla pesca al telaio; ad alcune fortunate regala un filo di seta del mare e chiede loro di pronunciare l’antichissimo giuramento dell’acqua, che già sulle labbra delle donne greche e fenicie doveva avere lo stesso andamento solenne di una preghiera eterna: “Ponente, Levante, Maestro e Grecale, prendete la mia anima e buttatela nel fondale. Che sia la mia vita per essere, pregare e tessere, per ogni gente che da me và e da me viene, senza tempo, senza nome, senza colore, senza confini, senza denaro. In nome del leone dell’anima mia e dello Spirito Eterno. Così sarà”. Vedere due bambine pronunciarlo serissime davanti a lei con il filo stretto nelle mani è stata un’esperienza sacra nel senso più universale del termine.

La piccola comunità di Sant’Antioco protegge e onora questa donna-reliquia, preziosa tanto per il suo sapere quanto per come ha scelto di farlo diventare ricchezza comune. I documentari RAI su di lei o le testimonianze che spesso tiene negli spazi storici dei grandi eventi mondiali di moda dicono molto di quello che fa, ma non tutto. Per vedere davvero il filo che lega Chiara Vigo al suo mare occorre andare lì e stare un po’ con lei: quando ti mostra il bisso infiammarsi al sole e poi ti sorride, per capire chi è non hai bisogno di chiederle niente altro.


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