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Il movimento femminista greco ieri e oggi . Per un nuovo movimento femminista in tempi di crisi - [IFE Italia]
IFE Italia

Il movimento femminista greco ieri e oggi . Per un nuovo movimento femminista in tempi di crisi

di Sonia Mitralia
lunedì 11 maggio 2015

Pubblichiamo con il consenso dell’autrice

Sonia Mitralia, femminista greca, ha partecipato alla prima campagna della rete "Donne nella crisi" nella a quale si presentò la drammatica situazione della Grecia , in particolare delle donne, dopo la quasi tolto la cancellazione del sistema sanitario pubblico.

Il testo è stato tradotto dal greco a cura di Maria Grapsa.

L’idea della fondazione di una Casa delle Donne ad Atene non è nuova. Già nel 1975 –quando alla fine della dittatura dei Colonnelli è nato "Il Movimento di liberazione della donna”- il primo obiettivo è stato quello di ottenere uno spazio di incontro, in una casa in stile neoclassico in via Tsimiski n. 31 a Exarchia. Da un’entusiasta e vivace assemblea di giovani donne, ispirate dalle rivolte del maggio 1968 e dalle rivolte del Politecnico, nascono spontaneamente in questa casa, idee, canzoni, gruppi, iniziative e lotte ... Lotte che hanno introdotto e segnato un intero periodo e portato profondi cambiamenti nello stile di vita della società greca nel corso degli ultimi 40 anni. Ne sono conseguiti molti successi, che oggi negli anni del memorandum sono stati fatti a pezzi!

Prima del cambio di regime, i problemi principali erano il controllo diretto della vita e del corpo femminile. Ricordiamo che la donna aveva bisogno del consenso del padre o del marito per tutto. Per lavorare fuori di casa, per aprire un conto in banca. La donna non era libera di uscire fuori casa senza il consenso dei genitori "autoritari". Le donne non potevano scegliere i loro partner sessuali. La dote era ancora il "Price of Love". Non potevano vivere sole. Il divorzio era difficile ed era considerato un fallimento personale della donna. Inoltre, le donne non potevano controllare quando avere figli e quando no! Dalla casa di via Tsimiski, nasce una lotta decennale per il diritto all’aborto e alla contraccezione. Inoltre in questo luogo cresce la consapevolezza del sessismo e del meccanismo di violenza contro le donne come strumento di sottomissione e obbedienza al potere maschile e di ogni autorità. Rivendicavamo nuove relazioni umane, relazioni senza sottomissione e dominio, senza antagonismi. Sognavano la felicità. Tutto questo era inaudito! In parole povere, abbiamo messo in discussione i luoghi comuni sul ruolo tradizionale delle donne. Ruolo che voleva le donne come persone incomplete senza volontà, un’estensione del maschio senza personalità e libera sessualità, dove la maternità e la riproduzione era per la maggior parte delle donne l’unico obiettivo della loro vita. Abbiamo rivendicato il diritto all’educazione, all’istruzione. (Ricordiamo che una grande percentuale di donne era ancora analfabeta e senza lavoro retribuito). Tutto questo ha introdotto il dibattito nella società su altri valori, le relazioni, le percezioni e un altro modo di vivere ... e non si sono fatte attendere le riforme. Dopo la dittatura inizia un altro capitolo nella storia dei diritti delle donne. La modifica della costituzione, nel 1975, ha incorporato come un principio fondamentale la parità tra i sessi. Poco dopo,nel 1983, la revisione del diritto di famiglia stabilisce che la genitorialità debba sostituire la patria potestà. Ricordiamo che prima i figli ereditavano il diritto di cittadinanza greca, così come i diritti civili, solo dal padre -padrone della famiglia. Sono seguiti la legalizzazione dell’aborto e della contraccezione nel 1986 e molto altro.

Era di fatto una rivoluzione antipatriarcale? Siamo diventate davvero, soggetti e protagoniste del nostro destino? Solo in parte. Perché questa rivoluzione è rimasta purtroppo incompiuta!

Rivoluzione incompiuta! Nonostante i significativi cambiamenti avvenuti dalla dittatura in poi sino ai giorni dei memorandum, nella vita quotidiana la parità era ben lungi dall’essere realtà. Le nostre più grandi rivendicazioni erano certamente la creazione dello stato sociale, l’ingresso massiccio nel lavoro retribuito e la istruzione gratuita. Ma la maggior parte delle donne hanno continuato a guadagnare meno degli uomini, hanno continuato a essere i soggetti più poveri nella società e la loro indipendenza economica è rimasta sempre un sogno inafferrabile Il loro lavoro più difficile, più alienante, meno prestigioso. Poche donne erano presenti in cima alle gerarchie della vita sociale e politica. E non dobbiamo dimenticare che la violenza contro le donne in questi anni di globalizzazione neoliberista non solo è rimasta la stessa ma ha anche assunto nuove forme di sfruttamento più complesse. Negli anni ’90, è fiorente la commercializzazione del corpo femminile. E qui comincia la controrivoluzione!

E la contro-rivoluzione! Di fatto il commercio delle donne a scopo di sfruttamento sessuale ha preso proporzioni spaventose nel paese e profondamente segnato la società greca. Violenza,rapimento, prigionia,tortura e addirittura uccisione di giovani donne e bambini, affinché si trasformino in corpi obbedienti senza volontà, tristi strumenti sessuali... sull’altare del profitto. Il sessismo e la misoginia sono promossi a livello industriale e quotidianamente dalle televisioni, dalla pubblicità e dalle riviste, in seguito anche da Internet e dai cellulari. Tutto questo ha creato una nuova cultura sessista popolare di massa. Le relazioni di mercato, la violenza, l’individualismo, i rapporti con i compromessi, erano ormai percepiti come qualcosa di "normale". Questa cultura portava molti uomini ad una sessualità misera meccanica insensibile e inumana. E alienava donne e uomini con nuovi clichés sessisti.

E la nostra vecchia richiesta di educazione sessuale nelle scuole non è mai stata realizzata.

E’ pur vero che lo stato sociale, che è stato la nostra più grande conquista, è rimasto zoppo perché ha continuato a riprodurre gli stereotipi di genere, l’attuale divisione dei ruoli di lavoro e di genere nella cura e nel lavoro domestico. Si sono creati servizi pubblici e privati dove lavoravano per lo più donne e si sono creati mestieri femminili di minor prestigio e ovviamente minore reddito rispetto agli uomini. Certo, oggi che viviamo la demolizione del sistema sociale nella civiltà della Troika, ci rendiamo conto di quanto fosse importante il lavoro specificamente per le donne. Tra gli effetti positivi sono stati la protezione delle donne (sicurezza sociale, diritti dei lavoratori, congedo di maternità), senza dimenticare il reddito autonomo, che garantiva una relativa autonomia economica alle donne. Lo stato sociale alleviava grandi gruppi di donne alleggerendo il lavoro domestico e di cura familiare (asili nido, strutture per anziani, assistenza sanitaria, sicurezza sociale, servizi di welfare e di sostegno psico- sociale, eccetera). In ogni caso non si sono mai messe in discussione all’interno della famiglia patriarcale le relazioni tra i sessi e le ingiustizie sociali tra le donne stesse (ad esempio tra le donne migranti e ricche locali)! Così, nella vita "privata" l’uomo continuava a tenere i priveligi e la donna la posizione tradizionale.

E oggi che cosa succede? Oggi stiamo vivendo i peggiori arretramenti dalla dittatura in poi. E sorgono nuove sfide storiche per il movimento femminista greca. Perché’ Perché sono le donne ad essere nell’occhio del ciclone della politica di austerità della Troika. Perché lo Stato sociale è demolito in nome del risparmio e della privatizzazione dei servizi pubblici. Perché, è lo smantellamento dello stato sociale che sottrae terreno sul quale sono state costruite le conquiste delle donne negli ultimi decenni. Perché la maggioranza dei serizi pubblici soffre dei tagli multipli di qualsiasi tipo. A causa del debito,si è invertita la tendenza storica di continuo miglioramento della posizione delle donne nel mercato del lavoro dal 1980 in poi. Per quanto riguarda il diritto alla maternità libera con libera scelta di decidere se procreare, questa è lettera morta. Che ironia della storia! Quarant’anni fa, abbiamo lottato contro la maternità forzata, mentre oggi ci negano il diritto di avere figli ... La violenza contro le donne, l’amoralità, il bullismo, la misoginia entrano nelle abitudini e nelle relazioni interpersonali, come modelli di comportamento nella vita quotidiana. Ma non solo! Tutto ciò è anche entrato nei costumi politici, nei consigli comunali, anche nel Parlamento delle greche e dei greci,persino contro la stessa presidente della Camera! Sì, ora l’eterno maschilismo si è trasformato in qualcosa di diverso! Convertito in misoginia, diviene un’arma nelle mani dei potenti, utilizzata in tempi di guerra sociale per demoralizzare gli avversari politici per distruggerli e sottometterli. Ma della cosa peggiore nessuno parla : la nostra sconfitta storica è il ritorno delle donne in casa. Con il pretesto e l’arma del debito e il suo rimborso, si spingono le donne a rientrare nella famiglia e le costringono all’esclusione sociale. Un ritorno al 19 ° secolo! Ma c’è di più. Lo stato si scarica di compiti che aveva e che ha nei confronti delle cittadine / dei cittadini caricandoli sulla famiglia. In realtà, e questo lo sappiamo tutti,sono le donne dentro alla famiglia a caricarsi quasi esclusivamente della cura dei malati,dei bambini, degli anziani, delle persone con disabilità, anche dei giovani e dei disoccupati. Naturalmente, tutto questo non pagato e invisibile ... In altre parole, le donne sono costrette in nome della "solidarietà familiare" a lavorare del tutto gratis e sempre di più, e si potrebbe dire con lavoro forzato, senza diritti. Sostituendo in parte lo Stato sociale, sole in casa e in povertà.

Le cose peggiori sono le responsabilità e pressioni psicologiche. Per sostenere i malati nella loro lotta per la vita, senza averne i mezzi. Con tutto ciò che comporta la fatica, il dolore, la tensione nervosa, l’invecchiamento precoce,il lavoro non pagato senza fine, il senso di colpa, la vergogna e i costi aggiuntivi ... E tutto questo, senza retribuzione, senza nemmeno che questo lavoro non retribuito sia loro riconosciuto. Un compito essenziale per la vita della popolazione, che garantisce la sopravvivenza e salva ciò che rimane del tessuto sociale. Gli enormi importi ottenuti da questo business neoliberista vanno direttamente al rimborso del debito. Qualcosa che potremmo ragionevolmente chiamare ... la più grande rapina del secolo! Una seconda onda? In queste nuove sfide servono nuove risposte e azioni, serve un nuovo movimento femminista.

Una seconda onda. Mentre le donne sono molto visibili nella lotta anti-memorandum, non si è costruita una nuova parola femminista. Questo perché siamo disperse, spezzettate, individualiste, non abbiamo né luogo, né spazio per incontrarsi e discutere di tutte queste nuove sfide. Tutte queste constatazioni ci portano ad identificare un vuoto politico a cui dobbiamo rispondere Crediamo, quindi, che questo vuoto si riempia in parte con la Casa delle Donne, dove ogni tipo di presenza femminile collettiva, individuale, attiviste, in collaborazione con i movimenti sociali saranno in grado di uscire dal loro isolamento e di incontrare, discutere, riflettere, e produrre un lavoro congiunto. E ’il nostro punto di incontro, ma allo stesso tempo è uno spazio di solidarietà, autogestito. Come? Promuovendo l’iniziativa in campo educativo, culturale, artistico, sociale. Iniziative politiche di donne, ospitalità a diversi gruppi di donne, collettivi, organizzazioni femministe, immigrate, la comunità LGBT ... Con formazione di donne, seminari di ogni genere (storia, diritti, economia, arte), promuovendo il servizio di informazione, favorendo la creazione di nuovi collettivi. Così avanzeremo. Ci faranno conoscere di prima mano le diverse e policrome lotte, affrontare i nostri problemi e, soprattutto, prendere coscienza della nostra forza. E prendendone coscienza alziamo il livello delle nostre aspirazioni, in modo da poter rivendicare molto più efficacemente i nostri diritti e di svolgere un ruolo da protagoniste. Ruolo che ci negano e che ci spetta dentro questa Società

* Sonia Mitralia è membro dell’iniziativa "Per la Casa delle Donne e del CADTM (Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo).

Traduzione dal testo greco a cura di Maria Grapsa.


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