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Torno dalle ferie e divorzio. Consigli per il mese dell’addio - [IFE Italia]
IFE Italia

Torno dalle ferie e divorzio. Consigli per il mese dell’addio

di Carlo Rimini
giovedì 25 agosto 2011

Le vacanze fanno esplodere i rapporti, e a settembre c’è il picco delle separazioni..... da "La Stampa" del 22/08/2011

Settembre è il mese in cui viene depositato in Tribunale il maggior numero di ricorsi per separazione. Durante le vacanze la convivenza può risultare insopportabile; la vita non è costretta entro gli schemi della giornata lavorativa e se la coppia non funziona, le occasioni per trasformare le ferie in uno stillicidio di liti quotidiane si moltiplicano. In vacanza, poi, si è meno disposti a essere infelici. È questo il momento per riflettere sulle cose da sapere prima di andare in tribunale. Possiamo riunirle in un decalogo: dagli errori da evitare alle regole da seguire.

1. «Non mi concederà mai la separazione». Ecco il primo e più diffuso errore: per la legge italiana è irrilevante che l’altro coniuge sia d’accordo a chiedere la separazione. Neppure è necessario, per ottenere la separazione, dimostrare particolari mancanze o colpe dell’altro: è sufficiente che la convivenza sia divenuta intollerabile, e i nostri tribunali ritengono che per questo basta che uno dei coniugi la ritenga tale. Insomma, non ci si può opporre alla separazione chiesta dall’altro.

2. «Dimostrerò che persona è e il giudice non potrà che darmi ragione». È questo il secondo errore, che ha spesso conseguenze drammatiche. I torti e le ragioni reciproche incidono raramente sull’esito del giudizio di separazione. Spesso i coniugi se ne rendono conto quando è troppo tardi e quando hanno investito le loro energie e le loro fortune nel tentativo vano di dimostrare che l’altro è il peggior marito o la peggior moglie del mondo.

3. «Ho diritto a conservare il tenore di vita matrimoniale». Non è un luogo comune: è la legge che dice che i coniugi avrebbero diritto a continuare a godere, dopo la separazione, del tenore di vita matrimoniale. Ma il condizionale è d’obbligo, quanto meno perché mantenere due case costa di più che mantenerne una sola. Dunque, la separazione coincide spesso con una riduzione del tenore di vita dei coniugi e dei figli.

4. «Il bene dei figli, innanzitutto». I figli sono le prime vittime della lite fra i genitori. Qualche volta la separazione è il minore dei mali, perché pone fine all’ansia di assistere a guerre quotidiane. Talora però la guerra si trasferisce proprio sui figli che rischiano di diventare un terreno da conquistare o da difendere in tribunale.

5. «Voglio l’affidamento condiviso». La legge prevede che i figli siano normalmente affidati a entrambi i genitori. Questo non significa che il tempo dei bambini viene diviso a metà fra ciascun genitore. Generalmente viene comunque scelto il genitore con cui il figlio vivrà stabilmente e vengono determinate le regole di frequentazione con l’altro, ma entrambi hanno (o dovrebbero avere) pari diritti nel prendere le decisioni relative alla crescita.

6. «Andiamo da un mediatore familiare». La mediazione familiare può essere molto utile, proprio nell’interesse dei figli, quando i genitori devono imparare a essere ancora genitori uniti, pur essendo coniugi separati. Un buon mediatore familiare è come un rammendatore: permette di ricreare il dialogo e il rispetto reciproco.

7. «Con la separazione il marito diventa povero». Qualche volta è vero: quando ci sono figli è frequente che si preveda che questi continuino a vivere con la mamma e ciò implica che la casa coniugale sia assegnata alla moglie. Il marito deve lasciarla anche se nella casa ha investito i risparmi di tutta la vita e trovarsi un altro luogo dove vivere. Può essere un sacrificio enorme.

8. «Con la separazione la moglie perde il diritto a godere dei frutti di una vita di sacrifici». Anche questo qualche volta è vero. Accade infatti ancora che la moglie rinunci alla propria carriera e al proprio lavoro per dedicarsi ai figli e alla famiglia, mentre il marito può incrementare i propri redditi: al momento della separazione, soprattutto se i coniugi avevano scelto la separazione dei beni, l’assegno di mantenimento non compensa neppure in minima parte le rinunce fatte dal coniuge più debole durante il matrimonio.

9. «La separazione consensuale è meglio della giudiziale». È un luogo comune, ma contiene molta saggezza. Certo però è necessario trovare un accordo. Per questo aiutano i mediatori, gli avvocati e gli stessi giudici.

10. «Il buon senso prima di tutto, il rancore mai!» Bisogna dimenticare i torti subiti e ragionare con buon senso sulle possibili soluzioni dei molti e notevoli problemi pratici che la separazione pone. Si deve trovare una soluzione che garantisca a tutti, nei limiti del possibile, un’esistenza serena. È difficile e non bisogna perdere la lucidità accecati dal rancore.


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