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Povertà assoluta. Carta acquisti sperimentale 2013: meglio di niente? - [IFE Italia]
IFE Italia

Povertà assoluta. Carta acquisti sperimentale 2013: meglio di niente?

di Nicoletta Teodosi - Cilap Eapn Italia
lunedì 26 agosto 2013 par Nicoletta

Con il consenso dell’autrice volentieri pubblichiamo.

Agosto 2013

È partita o sta partendo nelle città con popolazione superiore a 250 mila abitanti la sperimentazione sulla nuova carta acquisti 2013 che ha per destinatarie le famiglie con minori e con redditi o contributi provenienti da trasferimenti sociali molto bassi: inferiori a 500/600 euro al mese per tre, quattro e oltre, componenti, quindi anche con redditi zero, a seconda del modello Isee. Le città dove si svolge la sperimentazione sono Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona. La misura esattamente si chiama “attuazione della sperimentazione della nuova carta acquisti” decretata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel gennaio 2013, ma che è una versione riveduta e corretta della Carta acquisti ordinaria istituita nel 2008 quando fu creato il Fondo speciale destinato al soddisfacimento delle esigenze prioritariamente di natura alimentare e successivamente anche energetiche e sanitarie dei cittadini meno abbienti. Tale fondo fu inserito nella legge che recava “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”.

Quindi due sono le tipologie di “carte” in vigore: la carta acquisti ordinaria 2008 e la carta acquisti sperimentale 2013.

Diverse le differenze tra le due carte:

nel 2008 rientrava nel capitolo delle misure fiscali (del settore petrolifero e del gas, anche se il fondo era alimentato da tutto fuorché dalle fonti energetiche); mentre oggi è un decreto legge n.5/2012 (poi convertito in legge) in materia di semplificazione e di sviluppo che istituisce la “sperimentazione finalizzata alla proroga del Programma Carta acquisti”; questa sperimentazione non cancella la carta acquisti ordinaria, che può essere attivata in tutti i comuni. Nelle città dove sarà effettuata la sperimentazione i cittadini dovranno scegliere quale delle due misure richiedere o mantenere; con la carta acquisti straordinaria 2013 si riconosce un ruolo ai servizi sociali dei Comuni per l’individuazione dei beneficiari, la loro presa in carico e la partecipazione alla valutazione dell’intervento con i gruppi di controllo, novità questa per i Comuni e per le politiche sociali territoriali in genere; i destinatari di questa misura sono nuclei familiari con almeno un minore, mentre in quella del 2008 erano anziani con età superiore a 65 anni.

Facciamo qualche esempio sulla tipologia di nucleo familiare e la soglia di reddito che deve percepire per essere beneficiario e quindi richiedere la carta acquisti 2013. Il nucleo familiare “tipo” deve essere a bassa intensità lavorativa o non lavorare al momento della richiesta, percepire entrate economiche solo da lavoro o da pensione, avere una casa dove paga o il mutuo o l’affitto. Ad esempio, se si seguono le indicazioni date dalla legge e soprattutto dall’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) che viene rilasciato su auto dichiarazione dai CAF (Centri di Assistenza Fiscale), un nucleo con un genitore e un figlio minore dovrebbe avere un reddito annuo inferiore a 6.800 euro annui (566 euro mensili circa); due genitori con due figli minori il reddito annuo non dovrebbe superare gli 8.000 euro (circa 650 euro mensili), cosi via. Queste entrate devono coprire tutte le spese necessarie ad una famiglia, già insufficienti se la famiglia è “normodotata” e quindi ha solo problemi di ordine economico. Se poi la famiglia è multi-problematica, come spesso accade a chi si rivolge ai servizi sociali, alla povertà si aggiungono problemi di ordine sanitario (psichiatrico o di non autosufficienza), ambientale (area disagiata o periferica, senza servizi pubblici sufficienti), sociale (tossicodipendenza, alcolismo, carcere) che la rendono fragile e dipendente dall’aiuto pubblico e privato (rete familiare).

Problematiche che i servizi sociali dei Comuni conoscono molto bene e quindi come CILAP accogliamo favorevolmente l’individuazione delle amministrazioni locali come attori della misura. L’accogliamo meno bene se consideriamo l’impegno che i Comuni dovranno assumere a costo zero, con i servizi sociali già sotto organico da sempre. Un problema che le organizzazioni rappresentanti i Comuni dovranno prima o poi risolvere davanti agli organi sussidiariamente responsabili.

Per rispondere alla domanda che abbiamo messo nel titolo: la carta acquisti sperimentale 2013 è meglio di niente? Si è meglio di niente: i 231 euro per un genitore con un figlio, oppure i 331 per due genitori e due figli sono pochi, pochissimi, ma pur sempre meglio di niente. Anche se con pochi soldi lo Stato se ne deve far carico, perché non si sceglie di nascere poveri, questa è la cosa peggiore.

La richiesta va inoltrata dal diretto interessato, lo Stato non ti viene a cercare se hai diritto ad un sussidio, perché di questo si tratta; anche se con hai figli minori. Quindi se non si inoltra la domanda ai servizi sociali non si ha diretto neanche a questa cifra. Un genitore è consapevole che dalla condizione di povertà non ne esce con queste cifre, ma lo sappiamo tutti, anche chi ha ideato e varato questa misura lo sapeva.

Dire che è meglio di niente non significa giustificare il Governo nella sua scelta, al contrario, se nel 2008 sono stati gli anziani poveri a beneficiare della carta acquisti ordinaria e comunque non tutti gli anziani poveri;, nel 2013 lo sono i nuclei familiari poveri di 12 città anche in questo caso non tutte le famiglie povere; ma come si interviene con quelle persone che non sono né over 65 anni, né hanno figli minori, ma che hanno tutte le altre caratteristiche? In alcun modo a livello di Stato centrale.

È verso queste persone che lo Stato non riesce ad intervenire, non riesce a dare risposta ai tanti “Marco” 35 anni, ex-tossicodipendente disoccupato che vive di borse-lavoro erogate dal Comune di residenza; ai tanti “Paolo” 42 anni imbianchino disoccupato e con affitti arretrati da pagare; alle tante “Lina” domestica ad ore che non raggiunge i 600 euro al mese, ma ne paga 400 di affitto.

Queste persone sono invisibili a tutti, tranne ai servizi sociali dei Comuni, sono visibili ai Sindaci delle piccole e medie città, che se li trovano in fila dietro la porta a chiedere un lavoro o un contributo per pagare la bolletta della luce. E i Sindaci dicono sempre di si, poi spetta ai servizi sociali (e alle assistenti sociali in particolare) trovare la soluzione che non c’è, perché i contributi per le emergenze sociali sono dell’ordine di qualche migliaio di euro in tutto, non di milioni. E più di 100 o 200 euro una tantum non riescono a dare. Sono i famosi trasferimenti sociali che non risolvono il problema per intero.

Senza parlare delle famiglie “disabili”, quelle cioè con la presenza di un disabile grave, minore o adulto che sia. La pensione di invalidità con l’assegno di accompagno, quando viene riconosciuto, fa reddito familiare, come è stato detto in altre occasioni. Vogliamo andare a vedere come sono quelle famiglie? I Comuni le conoscono. Lo Stato centrale no, ci permettiamo di dire.

Per questo come CILAP chiediamo che le amministrazioni locali, i Sindaci dei comuni grandi o piccoli, si facciano “gruppo di pressione” nei confronti dello Stato centrale, del Parlamento, affinché istituisca una misura di reddito adeguato, per tutti coloro che sono sotto la soglia di povertà, indipendentemente se soli o in famiglia. Chi meglio dei Comuni sa l’importanza di contribuire al reddito delle persone visto che le principali richieste sono relative al pagamento delle bollette, dell’affitto? Senza parlare degli imprevisti, che più una famiglia è fragile e più gliene capitano.

Chi meglio di loro, i Sindaci, sa quale sia il problema che molti cittadini vivono, e verso i quali le esigue risorse in dotazione oggi ai comuni, e in particolare ai servizi sociali, non riescono a risolvere. Alla porta dei Sindaci, soprattutto di quelle città con popolazione inferiore ai 20/30 mila abitanti, senza parlare di quelle con meno di 5 mila abitanti, si mettono in fila uomini e donne che hanno perso un lavoro nel settore privato chi come edile, chi come operaio, chi addetta alle pulizie. Parliamo di città di queste dimensioni perché è più facile raggiungere o incontrare per strada un Sindaco rispetto a quelle grandi.

Sono cittadini che percepivano salari già medio bassi, con contratti precari, persone non spendibili su altri mercati del lavoro se non quelli protetti, come gli psichiatrici stabilizzati che quando percepiscono la pensione di invalidità questa non arriva a 300 euro. Sono uomini e donne che hanno famiglie fragili alle spalle dove basta un soffio di vento per metterle a terra: una bolletta della luce o dell’acqua che impazzisce, una spesa imprevista, come si è detto.

Più recente è il decreto legge n.76 del giugno scorso “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale…”, (cosiddetto decreto occupazione) dove all’art. 3 “Misure urgenti per l’occupazione giovanile e contro la povertà nel Mezzogiorno- Carta per l’inclusione”, la carta acquisti sperimentale è estesa per il 2014 e il 2015 anche alle altre città del Meridione che attualmente sono fuori dalla sperimentazione 2013 data l’alta incidenza della povertà nei giovani con una ulteriore novità rispetto alle altre: l’unità territoriale riconosciuta è l’ambito territoriale di cui alla legge 328 del 2000 e quindi auspichiamo che anche questo tipo di misura sarà riportata nel luogo della programmazione e della gestione degli interventi integrati sociali, sanitari, educativi, formativi; in sintesi nei luoghi dove si costruisce e rafforza la coesione territoriale. Vedremo se il decreto sarà convertito in legge.

Ci siamo domandati in questi anni quali effetti abbia avuto la carta acquisti ordinaria. Da quello che abbiamo visto nel corso degli anni dal punto di vista empirico è che non c’è stata nessuna variazione delle condizioni degli anziani che ne hanno beneficiato. Ci auguriamo che la carta acquisti sperimentale abbia una ricaduta più efficace, certo è che con le cifre messe a disposizione non sappiamo i reali effetti, e comunque per una valutazione di dovremo aspettare parecchio. Ancora una volta però chi ha il mandato costituzionale e istituzionale per rimuovere, se non tutto, almeno in parte, gli ostacoli di ordine economico e sociale non raggiungerà l’obiettivo, se anche i dati pubblicati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali riportano che i trasferimenti sociali, tra cui immaginiamo possa rientrare anche la carta acquisti, non riducono la povertà.

E allora, è possibile ipotizzare altre formule che magari guardino alle politiche europee, ancorché non vincolanti, come il reddito minimo? Una nota di disappunto: non capiamo se per il soggetto attuatore della misura (INPS) e per il gestore del servizio incaricato alla gestione delle carte acquisti (Poste spa), il servizio sarà a costo zero, come per i Comuni, oppure no. Se così non fosse, anche in questo caso, le organizzazioni rappresentative delle amministrazioni locali dovrebbero richiedere chiarezza.

Infine, sui siti delle città di Bari, Napoli, Palermo e Genova si trova in home page l’avviso per accedere alla carta acquisti sperimentale, il comune di Bologna ha inviato ai beneficiari una lettera, Milano e Firenze hanno pubblicato dei comunicati stampa.

Nessuna comunicazione specifica è rintracciabile sul sito di Roma Capitale.


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