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"PER SEMPRE MADRI,PUPE E OCHE GIULIVE" 1. di Alessandra Vincenti - [IFE Italia]
IFE Italia

"PER SEMPRE MADRI,PUPE E OCHE GIULIVE" 1. di Alessandra Vincenti

quando la differenza diventa stereotipo
martedì 3 agosto 2010

La condizione della donna è sicuramente lo specchio nella quale si riflette lo stato di tutta la società. (Nadia Urbinati)

Per sempre madri, pupe e oche giulive: quando la differenza diventa stereotipo

Di Alessandra Vincenti, sociologa

(Presentato al secondo seminario interno di IFE Italia (ott.2009))

Rimozione e discorso pubblico «Il senso comune è quello che le persone danno per scontato all’interno di una cultura, o di una cerchia sociale. L’espressione ‘dare per scontato’ è decisiva: il senso comune è in un certo qual modo un ‘sapere’, ma più che il sapere in se stesso conta per il mio discorso l’atteggiamento con cui questo sapere viene inteso nella vita quotidiana, cioè l’atteggiamento per cui questo sapere viene costituito come non-problematico, e, insomma ‘va da sé’. Il senso comune è un dispositivo orientato a evitare di pensare altrimenti da come sembra ovvio pensare: ma l’esperienza si affaccia solo quando questo orientamento è sospeso. Finché le donne non cambiarono argomento, gli ideali della conversazione continuarono ad essere maschili. Le donne mostrarono che parlare delle emozioni poteva non soltanto migliorare i rapporti tra i sessi ma diminuire al contempo la brutalità e l’aggressività. Questa nuova conversazione era come la cucina vegetariana: convinse soltanto una minoranza. Gli uomini, per la maggior parte, continuarono a preferire le oscenità, espressioni grossolane, i discorsi di lavoro o le dispute accademiche nelle quali potevano indulgere quando non c’erano donne presenti.»(Theodore Zeldin)

WOMEN AND MEDIA IN EUROPE Roma,13 febbraiio 2006/ Censiis Il progetto ha inteso contribuire alla promozione delle pari opportunità tra donne e uomini in Europa, attraverso il cambiamento dei ruoli legati al sesso e il superamento degli stereotipi di genere. La prima parte dell’indagine si apre con una ricerca sull’immagine della donna nella televisione italiana. I generi televisivi considerati sono informazione, approfondimento, cultura, intrattenimento. L’analisi ha previsto, inoltre, un approfondimento sulla pubblicità, comparsa su stampa periodica, come verifica e confronto dei risultati emersi dall’indagine sulla televisione. L’immagine più frequente è quella della donna di spettacolo: a) Piacevoli, positive, collaboratiive: lo spaziio offerto alla figura femmiinile è dunque ampio, ma generalmente “gestiito” da una figura maschile: esse hanno conquistato ruoli sempre più centrali, ma comunque restano per lo più “comprimarie”, in relazione a una figura maschile “ordinante”. b) Belle, patinate, soprattutto: giovani. Il “tema” al quale la donna è associata sii rivella particolarmente significativo: è rappresentata prevalentemente in rapporto al tema “moda/spettacollo” che se associato all tema “bellezza” raggiunge una percentuale schiacciante (38%) riispetto all’associazione a temi come cultura(6,6%), disagio sociale (6,8%) realizzazione professionale (2%) e politica (4,8%). Gli unici temi realmente alternativi, sul piano numerico, allo sfavillio dello spettacolo sono violenza fisica (14,2%) e giustiizia (12,4%).E tutte le altre donne, quelle che studiano, lavorano, cercano di affermarsi nel mondo delle professioni e della cosa pubblica? Ebbene, restano completamente in ombra, sovrastate dalla presenza esorbitante di vallette e veline dell’intrattenimento, e da un eserciito dii donne-vittime o donne streghe, al centro di servizi “autoptici” in cuii non viene tralasciato alcun dettaglio dell’informazione.

La figura dell’esperto è una delle grandi “icone” della cultura televisiva del nostro tempo. Se però si approfondisce l’analisi, si vede che le donne interpellate cultura manageriale o imprenditoriale, di ingegneria, sono un’assoluta minoranza: eppure non si può certo dire che esperti in qualità di medici, avvocati, rappresentanti del mondo imprenditoriale o finanziario non intervengano continuamente nelle rubriche di approfondimento. Né si può sostenere che manchino le donne in questi settori: il processo di femminilizzazione delle facoltà mediche e giuridiche, in particolare negli ultimi decenni, è un fenomeno noto. E allora di cosa sono esperte le tante donne che intervengono nei programmi di approfondimento? A parte un 26% riconducibile in qualche modo ai temi del sociale, sono esperte di “natura, artigianato, poesia e astrologia”. L’Italia è un paese “in resistenza”:: pur presentando iniziative significative,, è come se la rappresentazione stereotipata della donna fosse un tratto antropologico fortemente radicato su cui non vale la pena avviare politiche evolutive.

I giornali e l’immagine femminile Del Boca - Urbinati I dati empirici evidenziano che sono le donne che leggono più degli uomini e dedicano più tempo alla lettura: secondo i sondaggi più recenti, il 60 per cento dei lettori italiani sono donne. L’ ipotesi è le donne italiane siano completamente assuefatte. È “economicamente” conveniente sfornare testate con immagini destinate a una parte soltanto della massa dei consumatori. Funziona così: la fanciulla accede ai vari livelli quanto più ha successo. Se ha un boyfriend ricco, una casa lussuosa, un cospicuo conto in banca. Obiettivi che si raggiungono comprando bei vestiti, frequentando locali esclusivi, andando dal parrucchiere e dal chirurgo estetico, prendendo pillole che fanno dimagrire.

Rapelay, un videogame nel quale il protagonista ha il compito di abusare di donne e ragazzine in modi diversi. Un quotidiano di Belfast si è accorto della vicenda e l’ha raccontata. Questo videogioco, già venduto in Giappone dalla Illusion, simulava la violenza contro donne e ragazze riprodotte con la classica grafica dei videogame e fumetti giapponesi. Il gioco aveva anche una cosiddetta “modalità Freeform” in cui il personaggio controllato dal giocatore si scagliava su qualsiasi donna nei paraggi invitando altri personaggi maschili a partecipare all’azione. Anche se Amazon ha cercato di riparare all’errore, dall’Irlanda del Nord il deputatolaburista Keith Vaz promette di sollevare il caso in Parlamento sottolineando che in un film si può assistere a una scena di stupro, ma altra cosa è poterlo “vivere” e controllare in un videogioco. Una parte dei blogger e videogiocatori irlandesi si è invece sorprendentemente schierata a favore del gioco accomunandolo a quelli in cui, ad esempio, si impersona un killer spietato.

Vocazione alla maternità. «Le giovani donne hanno capito che la carriera sarà per poche e che il loro lavoro rimarrà con ogni probabilità marginale e precario per tutta la vita. Assistiamo con ciò, non a un ritorno a casa o al complesso di Cenerentola, ma a una rivalutazione della sfera privata, affettiva e materna. … La precarietà professionale … per le donne si risolve spesso in valorizzazione della maternità.»(S.Vegetti Finzi 2006, p. 23)

Divertiti! Fatti una famiglia.. «Sin dalla scuola materna maschi e femmine crescono insieme ma, paradossalmente, senza un’educazione alla valorizzazione delle differenze, la vicinanza fisica si trasforma in lontananza psicologica. Troviamo riattivati, nella scuola, tutti i peggiori stereotipi sessisti per cui i ragazzi ritengono le coetanee: false, invidiose, pettegole, superficiali.» (S.Vegetti Finzi)

Possiamo parlare di stereotipo quando le nostre emozioni, i nostri giudizi di valore e i nostri atteggiamenti, intesi come disposizioni ad un agire corrispondente, non si rapportano a proprie esperienze fatte riguardo ad un certo fenomeno, ma sono una reazione ad una “categoria” senza esperienza empirica. Per esempio, basta fare riferimento alle categorie del maschile e del femminile per avere tutta una serie di rappresentazioni mentali ed aspettative diverse nei loro riguardi.

Stereotipo come processo di pensiero tendenzioso ovvero:

  • come una impressione fissa ed immutabile che corrisponde pochissimo ai fatti che intende rappresentare, scaturendo dalla definizione prima ancora che dall’osservazione:
  • come una credenza esagerata o un’idea fissa e immutabile che accompagna il concetto o che è associata a una categoria, con la funzione di giustificare le condotte in relazione a quella categoria; come generalizzazione non scientifica, e perciò inattendibile che ci si fa sugli altri, persone o gruppi che siano;
  • come nozione semplificata e rigida;
  • come processo arbitrario di ipergeneralizzazione e pseudo deduzione.

Stereotipo come atteggiiamento persistente e rigido che più che porsi come una determinata forma di coscienza che influenza il processo cognitivo alla basedi un atteggiamento, si configura come l’atteggiamento stesso.

Stereotipo come processo di categorizzaziione e organizzazione. Attraverso lo stereotipo si caratterizzano gli altri, sulla base di elementi fortemente visibili (per esempio il sesso), attribuendo caratteristiche simili all’insieme di membri di una determinata categoria e a ogni singolo membro, compiendo una generalizzazione che distingue i membri di un gruppo dai membri di in altro gruppo. La categorizzazione che è alla base degli stereotipi ha la finalità di designare determinati gruppibersaglio. In questi casi utilizzare uno stereotipo significa assegnare le stesse caratteristiche a ciascuna persona appartenente a un gruppo, senza tener conto delle effettive variazioni che distinguono tra loro i membri del gruppo.

Femministe offese e troll di varia natura possono astenersi dal commentare il video, grazie! Pubblicità de "Acqua Paradiso" in onda in questo periodo sulle emittenti nazionali. La campagna e’ costituita da sei diversispot con altrettanti protagonisti. Ho riportato questo perché lo trovo davvero esilarante. Che bella Cristina!!! Alta magra curve al punto giusto bel seno e bel sederino, la grassoccia unta rispecchia le ciccione invidiose della società di oggi...sempre in competizione con le belle ragazze magre...anzi la grassoccia dello spot fa la simpatica...nella realtà le ciccione sono delle acide schifose, x fortuna sono emarginate da tutti.

La condizione della donna è sicuramente lo specchio nella quale si riflette lo stato di tutta la società. (Nadia Urbinati)


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