Warning: array_shift() [function.array-shift]: The argument should be an array in /web/htdocs/www.ifeitalia.eu/home/config/ecran_securite.php on line 283
Terry e le radici dell'etica del successo - [IFE Italia]
IFE Italia

Terry e le radici dell’etica del successo

di Franca D’Agostini
giovedì 22 settembre 2011

F. D’Agostini è docente di Filosofia della Scienza al Politecnico di Torino e autrice di «Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico».

L’articolo è tratta dal quotidiano "La Stampa" del 22 settembre 2011 www.lastampa.it

Ricordate il «tipo strano», quello che «ha venduto per tremila lire sua madre a un nano»? Personaggio formidabile, compare verso la fine de «La città vecchia», la famosa canzone di Fabrizio De André. Ora il tipo in questione non sembra essere più molto strano, a giudicare dalla filosofia di vita esposta da Terry De Nicolò, amica di Gianpi Tarantini, in un’intervista televisiva poi diventata un video che circola in rete. Dice Terry, senza mezzi termini: «Per avere successo devi essere pronta a venderti tua madre».

Il nichilismo etico di Terry si esprime in un sistema di vita molto chiaro e conciso: chi vuole avere successo deve vendersi l’anima ed eventualmente la mamma; così è, e così, dice, «è giusto che sia», e chi la pensa diversamente è un moralista invidioso e «lofio».

Simili dichiarazioni hanno suscitato, come è giusto, commenti perplessi e inorriditi. Ma vorrei provare a chiedermi: se Terry ha torto, dove e come esattamente ha torto? Perché in definitiva «non è bene» vendere la propria madre, ed eventualmente bambine esili in tubino nero, a un nano?

Gli argomenti contrari normalmente sono due: l’etica e la legge. Quanto alla legge, la risposta è chiara, e Tarantini la conosce bene: vendere, comprare, trafficare non paga molto perché prima o poi si finisce in galera. Già, però molti dei comportamenti consigliati da Terry non sono propriamente perseguibili: chi riesce davvero a distinguere prostituzione (o ricatto) da un amichevole e benevolo scambio di favori? I giudici conoscono bene questo terreno scivoloso: è il fenomeno della vaghezza giuridica, di cui ovviamente si avvantaggia il trasgressore.

Tutto sta dunque nell’essere furbi, sgusciare tra le maglie del sistema, e a delitto non segue castigo. Dio sa quanto questa prassi sia consolidata. Conosciamo un gran numero di persone che condividono in dettaglio le tesi etico-pratiche di Terry, senza averne la straordinaria ancorché stolida onestà. Persone che di questo tipo di regola conoscono bene il meccanismo, e non si lasciano intercettare. Semplicemente: contrattano, vendono e comprano, ma non per telefono.

Dunque dobbiamo passare all’etica. Ma come funziona l’etica? Perché mai è meglio essere leali, generosi, onesti, piuttosto che scaltri, opportunisti, manipolatori e menzogneri? La letteratura sull’argomento è vastissima. Ma chiaramente Terry non ci sente da quel lato: l’etica è già scartata a priori. In effetti, il suo ragionamento non è per nulla toccato da considerazioni morali: se si concepisce l’etica nel senso dell’ethos, come un regime di valori collettivi, corrispondenti a sentimenti collettivi, Terry vince, non c’è dubbio. Chi decide che tu, che hai il senso della collettività, che sei buono, e generoso, sei meglio di me, che ho il senso dell’opportunità, e sono furbo ed egoista? È chiaro: lo decide la collettività degli uomini, il famoso senso civile; ma questa collettività, come insegna Nietzsche, potrebbe sbagliare, ed essere costruita precisamente su valori sbagliati, che bloccano e reprimono le libere forze della vita. Di qui si passa con facilità da Nietzsche al darwinismo, e il quadro è completo.

Ora quel che è interessante però è che tanto Nietzsche quanto Darwin sono autori dell’Ottocento. Terry senza saperlo ha come maestri (a parte Sgarbi, l’unica auctoritas citata) signori che vivevano in un’epoca molto diversa dalla nostra, e non avevano a disposizione un buon numero di risorse intellettuali e tecniche di cui invece oggi disponiamo. Per esempio, non conoscevano la teoria delle decisioni e dei giochi, non avevano la più pallida idea di come la matematica potesse far funzionare la logica e poi i computer, non conoscevano neppure lontanamente la possibilità di avere una visione globale, e tuttavia dettagliata, dei fenomeni.

A parte le effettive tesi di Nietzsche e Darwin (che evidentemente non sono affatto da appiattirsi su una specie di Wille zur Macht generico come è quello professato dalla nostra amica), è assolutamente evidente che il problema rappresentato da Terry non è la mancanza di etica: è solo una questione di conoscenza a metà. Terry ha incominciato a riflettere, a darsi ragione dei fenomeni, quindi si è fermata: esattamente al punto in cui si fermavano i nichilisti dell’Ottocento, e a cui sono ancora fermi molti autorevoli intellettuali contemporanei.

In effetti, se Terry esaminasse da vicino la natura dell’egoismo sociale da lei professato, scoprirebbe cose interessanti: per esempio, scoprirebbe che i comportamenti cooperativi sono sempre preferibili, non sul piano etico, ma precisamente sul piano economico. Così, l’altruismo è economicamente vantaggioso, mentre l’egoismo crea alla lunga individui e società poveri, o mediocri. È il famoso risultato di Nash, raccontato in A Beautiful Mind , ma ampiamente sviluppato da schiere di filosofi ed economisti, di cui non si parla mai, preferendo invece ostinarsi su qualche pseudo-Nietzsche o pseudo-Darwin.

Se continuasse le sue riflessioni, forse scoprirebbe anche, con sorpresa ancora maggiore, che i suoi argomenti sono già stati sconfitti nel V secolo avanti Cristo. Il punto principale in effetti - così direbbe Socrate redivivo - non è il vendere la madre, sono le tremila lire. Devi sempre chiederti: quanto? Per quanto sei disposto a venderti e a vendere? E quanto o che cosa sei disposto a cedere, in cambio? Ti accorgerai che non c’è limite: quando avrai venduto la madre dovrai vendere qualcosa d’altro, e poi ancora e ancora. Quella vaghezza che è il problema dei giudici nel catturare il trasgressore è anche il problema del trasgressore, nel fermarsi. D’altra parte, abbiamo di fronte agli occhi un ottimo e ineccepibile esempio: Fabrizio De André non ci dice nulla del destino del tipo strano, ma quanto alla parabola del nano, la conosciamo, e non ci sembra per nulla invidiabile.


Home page | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche delle visite | visite: 519735

Monitorare l'attività del sito it  Monitorare l'attività del sito MATERIALI DI APPROFONDIMENTO  Monitorare l'attività del sito 7.1 Genere,classe,razza,potere,democrazia,laicità   ?

Sito realizzato con SPIP 2.1.1 + AHUNTSIC

POLITICA DEI COOKIES

Immagini utilizzate nel sito, quando non autonomamente prodotte:

Artiste contemporanee :
Rosetta Acerbi "Amiche" per la rubrica "amiche di penna compagne di strada" dal suo sito
Renata Ferrari "Pensando da bimba" sito "www.artesimia5.it" per la rubrica "speranze e desideri"
Giovanna Garzoni "Fiori" per la Rubrica "L'Europa che vorremmo" sul sito artsblog
Tutti i diritti su tali immagini sono delle autrici sopra citate

Pittrici del passato:
Artemisia Gentileschi "La Musa della Storia" per la rubrica "A piccoli passi" da artinthepicture.com
Berthe Morisot "La culla" per la rubrica "Eccoci" sito reproarte.com
Mary Cassat "Donna in lettura in giardino" per la rubrica "Materiali di approfondimento" "Sito Salone degli artisti"

Creative Commons License