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Dichiarazione sulla Libia - [IFE Italia]
IFE Italia

Dichiarazione sulla Libia

Women Living Under Muslim Laws(WLUML) - Donne che seguono le leggi mussulmane
martedì 1 novembre 2011

Il testo originale in inglese, la versione francese ed il testo in italiano tradotto da IFE Italia. Un utile scritto per comprendere le posizioni di donne mussulmane laiche.

dal sito www.wluml.org

Donne che seguono le leggi mussulmane (WLUML). Dichiarazione sulla Libia 25 ottobre 2011

La WLUML esprime la propria preoccupazione per il fatto che il 23 ottobre 2011 il primo atto pubblico del Comitato Nazionale libico di transizione sia stato quello di annullare un certo numero di leggi per rimpiazzarle con la “Sharia”. Il Comitato di transizione è un governo ad interim che è stato incaricato, e questa avrebbe dovuto essere la sua prima azione politica , di mettere in moto la procedura per organizzare l’elezione di in nuovo governo, dopo la caduta di Gheddafi.

WLUML sente l’urgenza di riflettere e di sollevare alcune questioni a proposito di questa dichiarazione sulla “charia”.

Per prima cosa va detto che, se si accetta l’idea che la democrazia è la legge del popolo che si esprime attraverso le urne, è imbarazzante che il primo atto ufficiale di questo organismo di transizione ( che ha denunciato il governo autocratico di cui ha preso il posto) sia quello di governare per decreto invece che consultare il popolo attraverso strrumenti democratici. Le leggi non dovrebbero essere cancellate dalla volontà di qualche dirigente politico, esse dovrebbero essere riformate dalla volontà e dal voto di un popolo dopo una consultazione democratica. Facendo diversamente si rischia di aver semplicemente cambiato un capo politico con un altro : si confonde dunque la democrazia con l’autocrazia, la monarchia o l’oligarchia.

WLUML sosterrà le iniziative delle associazione indipendenti delle donne e della società civile per esigere l’applicazione di regole democratiche.

Inoltre, quando si entra nel merito delle leggi annullate e sostituite con la legge religiosa si scopre che esse sono quelle che intervengono direttamente sulla vita delle donne e sui loro diritti : il matrimonio, il divorzio, la cura dei bambini e delle bambine, la poligamia, l’eredità …. Cioè ciò che si riferisce al codice di famiglia o ai diritti individuali. Le donne sono dunque il bersaglio di queste modifiche legislative e rischiano di perdere, nel cambiamento, molti diritti acquisiti.

Ed infine che cos’è questa “sharia” invocata nella dichiarazione libanese? WLUML sa bene, grazie anche a proprio ricerche, che le leggi chiamate “islamiche”- cioè leggi che derivano dalla giurisprudenza islamica o “fiqh” ( spesso chiamata a torto “sharia”) – o considerate conformi alla “sharia” variano enormemente da paese a paese, dimostrando che esse sono il frutto dell’intervento umano più che divino. Esse includono spesso elementi culturali e tradizionali che non hanno niente a che vedere con le religioni. A volte addirittura , quando ciò è utile agli interessi dei patriarchi locali, le leggi possono essere frutto di retaggi colonialisti. Avviene così che alcune pratiche locali quali il ‘muta’a’ (matrimonio temporaneo) o le mutalizioni genitali femminili sono adottate come parte integrante della “religione”. In questo modo per esempio l’Algeria indipendente , nel 1960, ha riadottato la legge francese del 1922 ( che in Francia era stata superata) per privare le donne del diritto alla contraccezzione ed all’interruzione volontaria della gravidanza. In Mali il codice di famiglia adottato nel 2009 ha provocato una tale reazione da parte delle organizzazioni tradizionaliste musulmane che l’hanno dichiarato non conforme alla « sharia » che nonostante il codice sia stato votato democraticamente dalle e dai cittadini mussulmani non conservatori il Presidente l’ha sospeso sine die. …. . Più recentemente l’Arabia Saudita è stata messa sotto pressione per aver proibito alle donne, per lunghi anni, di guidare e di votare sulla base di una propria interpretazione del “fiqh”. Infine la Libia essa stessa ha sottoscritto la convenzione internazionale per i diritti delle donne che prevedono , fra le altre cose, l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne stesse.. Se ci si attiene al solo punto di vista religioso, il Corano stesso può essere interpretato in modi diversi. La divergenza di opinione ( “iktilaf”) è una pratica ammessa nell’islam. La Tunisia assunse, nel 1956, la decisione storica di interdire la poligenia, detta poligamia. I legislatori sostennero che visto che il Corano esigeva che le spose dovessero essere trattate in modo perfettamente uguale sarebbe stato impossibile per un uomo applicare per davvero questo precetto. Nel 1962 l’Algeria utilizzò il medesimo versetto per autorizzare un uomo ad avere 4 moglie e per legittimare la poligamia. Quale di queste due opzioni è in contraddizione con la “sharia”?

Noi denunciamo l’utilizzazione lassista del termine « sharia » per dare una falsa legittimità religiosa alle interpretazioni patriarcali della religione ed alle tradizioni patriarcali stesse.

WLUML si appella alle organizzazioni delle donne ed alle forze progressiste internazionali per invitarle a tenere viva l’attenzione cogliendo le contraddizioni fra l’allusione alla democrazia e l’utilizzo di norme che applicano malamente precetti religiosi. Allo stesso modo invitiamo alla protesta quando dei governi o dei gruppi politici giustificano le loro decisioni patriarcali in nome della “sharia”.

English (testo originale) Women Living Under Muslim Laws. Statement on Libya 25 October 2011

WLUML is deeply concerned that the first public act of the Libya’s National Transition Committee has been to proclaim on October 23rd, 2011, that a number of laws would be considered annulled and that ’sharia law’ was to replace them. Libya’s National Transition Committee is an interim government – what it has responsibility for – and its first action should have been to put into place a mechanism for elections for the new government after the fall of the Gaddafi regime.

WLUML feels the urgent need to reflect and raise a number of questions regarding this statement on ‘sharia law’:

First, if we accept that democracy means the law of the people expressed through their votes. It is disturbing that the first act of this transitional government (following an autocratic one which it has denounced), is governing by decree, rather than by consulting the people through democratic means. Laws should not be annulled by the will of a ruler or rulers; they should be changed after due democratic consultation, by the will and vote of the people. Doing otherwise is to replace one undemocratic rule by another, and to confuse democracy with monarchy, autocracy or oligarchy. WLUML will support any move by Libyan independent women and civil society organisations, to demand that democratic rules be applied.

Second, when we consider which laws have been de facto annulled and changed for religious ones, we see that these are laws that directly affect the rights of women in marriage, divorce, guardianship, polygamy, inheritance, etc. i.e. family codes or laws of personal status. Women are directly targeted by this change in laws and will lose many acquired rights in the process.

Finally, what is this ’sharia law’ being invoked in the Libyan statement? WLUML knows from its own research* that laws said to be Islamic, which laws are said to derive from Islamic jurisprudence or ‘fiqh’ (often wrongly referred to as ‘sharia’), or considered in conformity with Islam vary enormously from country to country - hence proving laws and the jurisprudence (fiqh) they are said to have been derived from are man-made rather than God-given. Furthermore they include elements from culture and traditions that have nothing to do with religion, as well as colonial laws when these best suit the interests of local patriarchy. This is how local traditions such as muta’a marriage or FGM (female genital mutilation) are adopted as part and parcel of ‘religion.’ This is also how the newly independent Algeria in the 1960s deprived its women citizens of any access to contraception and abortion, using a long abandoned French law dating from 1922. And, in Mali, the family law voted by the Parliament in 2009, provoked such an outcry by conservative Muslim organizations for alleged non-conformity to ‘sharia,’ that notwithstanding the democratic vote and the support of non-conservative Muslims – including women and secularists, the President suspended it sine die (indefinitely). Most recently, Saudi Arabia had also come under pressure for having banned women from driving and voting for decades (which appears poised to change), again, relying on their interpretation of fiqh. Further, Libya has signed women’s rights international conventions which undertook, amongst others, to eliminate all forms of discrimination against women. From the religious point of view alone, the Qur’an itself can be read and interpreted in different ways. Diversity (iktilaf) is an accepted tradition in Islam. Tunisia took the historic decision in 1956 to forbid polygyny (aka polygamy), as legislators pointed out that the Qur’an clearly indicated both that equal treatment between wives is required and that it was not possible for a man to treat several women perfectly equally; conversely Algeria in 1962 used the same verse to allow a man to have 4 wives and legitimize polygamy. Which of these contradictory interpretations conforms with ’sharia’? We denounce the loose use of the term ’sharia’ to give a false religious legitimacy to patriarchal interpretations of religion, as well as to patriarchal traditions.

WLUML calls on women’s organizations and progressive people around the world to remain alert to the contradictions between pretending to be a democracy and decreeing the application of undefined religious laws.

We also call for the utmost protest when governments and political groups justify their patriarchal moves in the name of ’sharia’.

Français : Women Living Under Muslim Laws (WLUML). Declaration sur la situation en Libye 25 octobre 2011

WLUML s’inquiète du fait que le premier acte public du Comité national de transition de Libye a été de proclamer, le 23 octobre 2011, l’annulation d’un certain nombre de lois, pour les remplacer par ’la sharia’. Le Comité national de transition de Libye est un gouvernement intérimaire : ce dont il est chargé, et qui aurait dû être sa première action, c’est de mettre en place un mécanisme pour organiser l’élection d’un nouveau gouvernement, après la chute du régime de Kadhafi.

WLUML ressent l’urgence de réfléchir et de soulever un certain nombre de questions à propos de cette déclaration sur ’la sharia’:

Tout d’abord, si l’on accepte l’idée que la démocratie, c’est la loi du peuple telle qu’elle s’exprime par les urnes, il est gênant que le premier acte de ce gouvernement de transition (il succède à un gouvernement autocratique qu’il a dénoncé) soit de gouverner par décret, au lieu de consulter le peuple par des moyens démocratiques. Les lois ne devraient pas être annulées de par la volonté d’un ou de plusieurs dirigeants; elles devraient être réformées, après consultation démocratique, par la volonté et le vote du peuple. En faire autrement, c’est remplacer un dirigeant non démocrate par un autre ; c’est confondre la démocratie avec l’autocratie, la monarchie ou l’oligarchie.

WLUML soutiendra toute initiative d’associations indépendantes de femmes et de la société civile de Lybie pour exiger l’application de règles démocratiques.

Ensuite, quand on regarde quelles lois sont annulées de fait et remplacées par des lois religieuses, on s’aperçoit que ce sont celles qui affectent directement les droits des femmes dans le mariage, le divorce, la garde des enfants, la polygamie, l’héritage, etc., c’est à dire les codes de la famille ou les lois de statut personnel. Les femmes sont directement ciblées par ce changement législatif et perdront, dans ce processus, bien des droits acquis.

Enfin, quelle est cette ’sharia’ invoquée dans la déclaration libyenne? WLUML sait bien, et ce, de par ses propres recherches*, que les lois dites islamiques - lois que l’on dit dérivées de la jurisprudence islamique ou ‘fiqh’ (souvent à tort dénommée ‘sharia’) -, ou considérées conformes à ’la sharia’, varient énormément d’un pays à l’autre - apportant ainsi la preuve qu’elles sont bien issues de la main de l’homme et qu’elles ne sont pas divines. Bien plus, elles incluent souvent des éléments de cultures et traditions qui n’ont rien à voir avec la religion, et même des lois coloniales quand celles-ci confortent les intérêts locaux du patriarcat. C’est ainsi que des traditions locales telles que le ‘muta’a’ (mariage temporaire) ou les MGF (mutilations génitales féminines) sont adoptées comme parties intégrantes de la ‘religion’. C’est également la manière dont l’Algérie nouvellement indépendante a reconduit, dans les années 1960, la loi française de 1922 (alors changée en France), privant ainsi les citoyennes de tout accès à la contraception et à l’avortement. Et au Mali, le code de la famille promulgué en 2009, a provoqué un tel tollé de la part des organisations traditionalistes musulmanes qui l’ont déclaré non conforme à la ‘sharia’, que bien qu’il ait été démocratiquement voté par des musulmans non conservateurs - y compris des femmes et des laïques - le Président l’a suspendue sine die. On voit, ici encore, ce que sont la démocratie et ’la sharia’ dans un pays qui - plus est – a signé les conventions internationales sur les droits des femmes. Plus récemment, l’Arabie Saoudite a également été mise sous pression pour avoir interdit aux femmes, pendant des décennies, de conduire et voter (qui apparaît balancé pour changer), sur la base de son interprétation du ‘fiqh’. Enfin, la Libye, elle-même, a signé les conventions internationales des droits de la femme qui se sont attachées, entre autres, à éliminer toutes les formes de discrimination à l’égard des femmes.

Si l’on s’en tient au seul point de vue de la religion, le Coran lui-même peut être lu et interprété de différentes façons. La divergence d’opinion (‘iktilaf’) est une tradition admise en islam. La Tunisie prenait, en 1956, la décision historique d’interdire la polygynie (dite polygamie), ses législateurs prenant appui sur le fait que si le Coran exigeait que les quatre épouses soient traitées parfaitement également, c’était bien pour indiquer l’infaisabilité pour un homme de s’y conformer. En 1962, l’Algérie utilisait le même verset pour autoriser un homme à avoir quatre épouses et à légitimer la polygamie. Laquelle de ces versions contradictoires est ’la sharia’?

Nous dénonçons l’utilisation laxiste du terme ’sharia’ pour donner une fausse légitimité religieuse aux interprétations patriarcales de la religion, ainsi qu’aux traditions patriarcales.

WLUML en appelle aux organisations de femmes et aux forces de progrès dans le monde, pour rester en alerte devant les contradictions entre la prétention à la démocratie et l’utilisation de décrets appliquant des lois religieuses mal définies. Nous en appelons également à protester quand des gouvernements et des groupes politiques justifient leurs décisions patriarcales au nom de ’la sharia’.


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