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"Metropolitana di Algeri: divieto di vendere il biglietto del metro all'ora della preghiera" - [IFE Italia]
IFE Italia

"Metropolitana di Algeri: divieto di vendere il biglietto del metro all’ora della preghiera"

di Chahrazed Lamrikène
martedì 7 febbraio 2012

« C’est ainsi. Je ne peux pas vous vendre de ticket. C’est haram, je vous le dit…» "E’ così . Io non posso venderle il biglietto del metro nell’ora della preghiera perchè è vietato (haram)..."

Succede ad Algeri ad una giornalista laica che prima rimane stupita e poi, sdegnata, esige di ottenere il biglietto. Lo ottiene ma con il disappunto della bigliettaia che la rimprovera per il peccato che sta commettendo!

L’islamizzazione rampante, come la definisce la giornalista stessa, si diffonde inesorabilmente....

sul sito http://www.dna-algerie.com/interieu...

segnalatoci da Soad Baba Aissa e tradotto da IFE Italia

Alger, vendredi 3 février 2012.

Il fait un froid glacial. Il pleut des cordes. La ville est déserte. Même les policiers postés éternellement dans certains carrefours du centre-ville ont déserté les lieux. C’est le week-end pour le commun des mortels, mais pas pour tout le monde. 13 heures. Pour me rendre à la Maison de la presse, je prends comme d’habitude le métro. Pratique, pas cher et rapide. 4 minutes pour aller de la station terminus Tafourah-Grande Poste à la station Aïssat Idir devant le portail de la Maison de la presse Tahar Djaout. Je m’engouffre dans la bouche du métro sise devant la Fac Centrale et le lycée Kheireddine Barberousse et Aâroudj (ex-Delacroix).

Première surprise : le serveur automatique de tickets est comme d’habitude en panne. Comme souvent, il ne fonctionne pas alors que le Métro d’Alger, flambant neuf et qui aura coûté des centaines de millions de dollars, a été inauguré en grandes pompes en novembre dernier.

Je m’approche alors du guichet derrière lequel se trouvent un jeune homme et une jeune femme, coquette et voilée à la mode «soft». Je glisse sous la vitre la pièce de 50 dinars, prix du ticket. Deuxième surprise. « La prière d’El Djoumouâ (du vendredi) est-elle passée ?», me demande la belle guichetière. « Je ne sais pas, mais je crois que mazal (pas encore)», lui répond-je croyant à une simple curiosité de la part d’une femme visiblement pieuse. « Vous savez, c’est haram (religieusement illicite) de vendre des billets à l’heure d’El Djoumouâ. Je ne peux donc pas vous vendre le ticket », me dit la guichetière le plus sérieusement du monde.

Ayant mal compris son propos, d’autant plus que les rames grondaient quelques mètres sous mes pieds, je lui demande de répéter. Et là, doctement, posément, le plus sérieusement du monde, elle me dit : « C’est ainsi. Je ne peux pas vous vendre de ticket. C’est haram, je vous le dit…» Il ne fallait pas plus pour que votre serviteuse, déjà assez contrariée par l’idée de travailler un jour de week-end et par un temps aussi exécrable, entre dans tous ses états. « Et depuis quand cette décision ? Qui a décidé que c’est haram de vendre des tickets durant la prière du vendredi ? Vous, votre chef, la RATP, le ministre du Transports ? Et pourquoi ne pas l’avoir affichée ?...» Je m’étrangle ! Haram, illicite, interdit de vendre des tickets de métro entre 13 h et 14 h sous prétexte de prière du vendredi.

Le collègue de la guichetière tente une médiation. « Il faut remonter et aller de l’autre côté et prendre votre ticket du serveur automatique. Là-bas, il fonctionne », me dit-il avec un sourire confirmant ainsi l’oukase décrété par sa collègue voilée. Je m’étrangle de nouveau : « Je ne bougerai pas d’ici. Je veux mon ticket ici et maintenant. » Décontenancée, la guichetière s’exécute. Elle me tend le billet non sans glisser un mot pour le salut de mon âme dans l’au-delà. « Vous aurez à assumer les conséquences de ce haram que vous venez de me faire commettre. Que Dieu vous pardonne… », me dit-elle. Le plus sérieusement du monde.

Je prends mon ticket et me dirige vers le quai. La station est déserte. Décidément l’islamisation rampante de la société se propage désormais même dans les entrailles d’Alger.

Traduzione a cura di IFE Italia:

Algeri, venerdì 3 febbraio 2012 Fa un freddo glaciale. Piove a dirotto. La città è deserta. Anche la polizia eternamente presente in alcuni incroci del centro città ha abbonda nato le loro postazioni. E’ il fine settimana per molti, ma non per tutti. Sole le 13. Per andare al lavoro presso il Palazzo della Stampa prendo come d’abitudine la metropolitana. Pratica, economica, veloce. 4 minuti per andare dal capolinea Tafourah-Grande Poste alla stazione Aïssat Idir proprio davanti all’ingresso del Palazzo della Stampa Tahar Djaout. Mi precipito nel metro situato davanti alla sede dell’Università e del Liceo Kheireddine Barberousse e Aâroudj (ex-Delacroix). Prima sorpresa: il distributore automatico dei biglietti è in panne. Come succede spesso da quando la Metropolitana d’Algeri , nuova fiammante e costata centinaia di milioni di dollari, è stata inaugurata in pompa magna lo scorso novembre. Mi avvicino quindi allo sportello dietro al quale si trovano un ragazzo ed una ragazza, civettuola e velata in modo soft. Seconda sorpresa. “La preghiera d’El Djoumouâ (del venerdì) è finita?” mi chiede la bella bigliettaia. “Non lo so ma non credo”, le rispondo pensando che la domanda fosse la semplice curiosità di una donna pia. “Sapete che è vietato religiosamente (haram) vendere biglietti nell’ora della preghiera del venerdì? Dunque non ve lo posso vendere il biglietto” mi dice incredibilmente seria. Credendo di aver capito male, anche a causa del rumore dei treni che si incrociavano poco sotto I miei piedi , le chiedo di ripetere. Ed ecco che nel modo più dotto, posato e serio del mondo, mi dice : “ Come le ho detto, non posso vendere i biglietti. E’ vietato religiosamente….” Niente di meglio per far alterare la vostra umile servitrice già contrariata dall’idea di dover lavorare il fine settimana con un tempo così insopportabile. “ E da quando sarebbe in vigore questa decisione? Chi ha deciso che è vietato vendere biglietti durante la preghiera del venerdì? Voi, il vostro capo, la Rete dei Trasporti Pubblici, il ministro dei trasporti? E perché allora non esponete un cartello? …” Vorrei strangolarmi! Un divieto religioso, illecito, come scusa per non vendere i biglietti del metro fra le 13 e le 14 durante la preghiera del venerdì! Il collega della bigliettaia cerca una mediazione. “ Può risalire, passare dall’altro lato e prendere il biglietto presso il distributore automatico funzionante” mi dice con un sorriso, confermando in questo modo il divieto decretato dalla sua collega velata. Vorrei strangolarmi di nuovo : “ Non me ne andrò da qui. Voglio il mio biglietto e subito.” Sconcertata, la bigliettaia ubbidisce. Mi tende il biglietto non senza esprimere preoccupazione per la salvezza della mia anima nell’al di là “ Vi assumete le conseguenze del peccato che mi state facendo commettere. Che Dio vi perdoni….” Mi dice con l’aria più seria del mondo. Prendo il biglietto e mi dirigo verso il binario. La stazione è deserta. Decisamente l’islamizzazione rampante della società si sta propagando ormai anche nelle viscere di Algeri.


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