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Sull'identità sessuale - [IFE Italia]
IFE Italia

Sull’identità sessuale

di Grazia Aloi
giovedì 17 maggio 2012

dal sito Cogito ergo sum (www.fondfranceschi/cogitoergosum...)

immagine : dipinto di Ida Nasini Campanella

Per entrare nella comprensione mentale della sfera sessuale, occorre osservare la risultanza significativa (nel senso di attribuzione di significato) di più elementi, a prescindere dalla pratica sessuale vera e propria che si concretizza nell’atto stesso.

Si potrebbe tracciare una mappa orientativa di tali elementi interattivi allo scopo di cogliere non solamente il nesso, appunto, di interazione, ma – ulteriormente – per osservare la specificità della rilevanza che il fenomeno sessualità ha nella vita fisica e psichica dell’umanità.

Da che mondo è mondo, infatti, esiste un’appartenenza attribuita (principalmente oggettiva) ed un’altra percepita (essenzialmente soggettiva), indipendentemente dalla sua natura sintonica o distonica, ossia indipendentemente dall’accettazione e dalla consapevolezza o meno di tale natura.

Ne consegue che l’identità sessuale sia da intendere come una sommatoria di concetti epistemologici ed ontologici di assoluta rilevanza e pregnanza, quali quelli psicologici e sociologici che si aggiungono al binomio cultura / natura.

La mappa potrebbe essere la seguente:

Si nasce con attributi anatomici derivanti dalla presenza di organi genitali maschili o femminili (sesso biologico).

In questo aspetto non vi è nulla che vada oltre la semplice osservazione degli aspetti fenomenici: si è biologicamente maschio se gli attributi genitali sono riconducibili al sesso maschile e, per contro, si è biologicamente femmina se essi sono attribuibili al sesso femminile.

Questo elemento costituisce il primo spartiacque tra le due categorie e, appunto con la certezza derivante dell’osservazione fisica (universale), si attribuisce il sesso di appartenenza.

In questo contesto si inserisce, tra l’altro, l’attribuzione del nome proprio che, in genere, è anch’esso differenziante.

Non solo: abitualmente, chi è classificato come maschio avrà un “trattamento” da maschio, con relative aspettative attribuite socialmente e culturalmente al genere maschile. E, ovviamente, viceversa per le femmine.

Da ciò, tutto deriva a cascata.

Chi appartiene al sesso attribuito può aderire ai significanti che esso comporta, oppure non aderire.

Infatti, ciò che è evidente per la natura e per l’osservazione oggettiva, non sempre lo è per la soggettivazione identificativa di essere maschio o essere femmina, in quanto si ritiene di essere tali come percezione ed identificazione, indipendentemente dalla presenza attributiva degli organi genitali: si esplicita, in questo caso, l’identità di genere soggettiva la quale, naturalmente, ha valenza di estrema importanza sia nel caso di adesione al sesso biologico che, ancor più, nel caso di differente identificazione.

Dalla suddetta affermazione si può ulteriormente dettagliare quali possano essere le aderenze alle richieste comportamentali dell’essere maschio e dell’essere femmina: ci si adegua oppure no al ruolo di genere.

Chiara la dicotomia mentale nel caso di non adesione al modello richiesto, dicotomia possibile nel caso di consapevolezza della diversa percezione, oppure probabile nel caso di percezione superficiale (o comunque non conscia o non accettata); in ogni caso, atteggiarsi e comportarsi “come se” è sicuramente deleterio sia per la vita psichica che, nella fattispecie, per quella esperenziale sessuale.

Per avere una buona vita sessuale in armonia con una buona situazione psichica appagante, è necessario che il sentimento erotico derivante dall’attrazione verso uno o entrambi i sessi sia assecondato.

Ciò significa che l’appagamento psichico derivante dalla pratica sessuale deve tener conto dell’orientamento sessuale, ossia della capacità di cogliere come significativi ed importanti i suddetti segnali di attrazione.

Coglierli o non coglierli, cioè assecondare o meno il proprio orientamento sessuale, è fatto personale di natura psichica ed è, ulteriormente, fatto socio-cultuale rispetto alla capacità soggettiva di tollerare frustrazioni e conseguenze. Da un punto di vista strettamente sessuologico, non è comunque utile disgiungere tale considerazione, in quanto la sessualità è, appunto, anche fatto psicologico.

Questo è ancor più vero se si passa alla considerazione legata alla disforia di genere, cioè alla sentita discordanza emotiva tra sentimento e desiderio attrattivi rispetto all’appartenenza biologica.

In questo caso, non si è più solamente nel terreno delle preferenze o attrazioni erotiche: si è – molto più concretamente – nel ritenersi, o voler essere, appartenente al sesso opposto rispetto a quello evidente biologicamente.

Quali siano le implicazioni psicologiche è evidente, indipendentemente dalla loro accettazione e legittimazione e quali siano quelle di carattere sessuologico è altrettanto evidente.

Nel primo caso, siamo di fronte ad una situazione di assoluta frustrazione vitale; nel secondo, siamo davanti ad una probabile impossibilità di agire la propria sessualità con la distensione derivante da sentirsi “a posto” rispetto alle cose del mondo.


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