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Fra la vergogna e l’orgoglio di quel vuoto da colmare - [IFE Italia]
IFE Italia

Fra la vergogna e l’orgoglio di quel vuoto da colmare

di Michela Marzano
mercoledì 15 aprile 2015

”Ma perché sempre assieme, perché corpo e madre?” chiede la protagonista di Pelle di marmo, uno dei romanzi più belli della scrittrice croata Slavenka Draculic. Riassumendo così quello che, per secoli, è stato considerato il cardine della femminilità: diventare madre. Senza figli, una donna era necessariamente incompleta, insoddisfatta, imperfetta. Al punto che, non averne, era più che un semplice tabù; era una vera e propria maledizione. Da allora, di strada ne è stata fatta molta. Le donne hanno cominciato a rivendicare la possibilità di scegliere se, e quando, diventare madri. Hanno capito di avere il diritto di rifiutare il ruolo procreativo. Hanno scoperto di poter essere “altro”. Fino a trasformare la vergogna in orgoglio: fiere di non avere figli, molte di loro parlano oggi di libertà ritrovata, di autonomia raggiunta, di coraggio.

Ma è per forza necessario schierarsi da una parte o dall’altra di una dicotomia che, forse, non ha più ragion d’essere? Perché passare dalla vergogna all’orgoglio?

C’è chi, ancora oggi, pensa che una vita senza figli non abbia senso. È convinto che sia giusto lasciare dietro di sé una traccia e avere almeno un motivo serio per cui alzarsi la mattina e coricarsi la sera. E allora organizza la propria esistenza in modo da conciliare vita lavorativa e vita affettiva, oppure decide di sacrificare la carriera ai figli. E dopo un po’ tutto gira intorno ai bambini da accudire, all’avvenire da costruire, ai valori da trasmettere. Ma c’è anche chi la pensa in maniera diametralmente opposta. Chi si vuole dedicare interamente alla carriera e al successo personale. Chi immagina che i figli siano solo un peso o una responsabilità troppo grande. Chi rinuncia oppure non ci pensa mai. E quando qualcuno gli chiede perché non ha avuto figli, risponde che è stata una scelta e che nessuno dovrebbe permettersi di giudicarlo.

E allora si passa dalla vergogna all’orgoglio, anche se forse, con l’avere figli, non c’entrano né la vergogna né l’orgoglio. E come tante altre cose che nell’esistenza si immagina di poter controllare e di poter decidere, anche diventare o meno genitori è qualcosa che accade, oppure no. Ci sono gli incontri che si fanno e le persone che si amano. Le opportunità. Il caso. E poi c’è il passato che ognuno di noi si porta dentro, l’infanzia che si è vissuta e le cose che si vogliono o meno riparare. Riprendere il filo interrotto di una narrazione affinché la fine della storia sia diversa. Oppure rompere con l’infanzia e evitare che la storia si ripeta.

Avere o non avere figli è uno dei tanti elementi della vita. Una di quelle cose che contribuiscono a fare di ognuno di noi quello che è. Né migliore né peggiore, in fondo. Esattamente come il lavoro che si sceglie o che si subisce. O le persone che si amano, che talvolta sono esattamente come pensavamo che dovessero essere, ma che tante volte sono del tutto diverse. Ebbene, per i figli vale lo stesso. Talvolta sono un modo per coronare un sogno, e allora ci si dichiara orgogliosi di averli e si appiccica addosso a chi non ne ha l’etichetta di “infelice”. Talvolta si vorrebbe averli e non arrivano, e allora si fa di tutto per riorganizzare la propria esistenza in modo da colmare differentemente quel vuoto, riuscendo nonostante tutto a essere felici. Talvolta arrivano senza averli voluti, e poi si scopre che sono la cosa più bella che ci sia mai capitata. Talvolta proprio non li si vuole e si è orgogliosi di definirsi childfree. Niente è semplice come sembra. Ognuno si aggiusta come può con i fatti della propria esistenza. E, in fondo, va bene così. Basta imparare a fare i conti con quello che si ha e con quello che non si ha. Tanto nessuno ha mai tutto. E c’è sempre “qualcosa di assente che ci perseguita”, come scriveva Camille Claudel in una lettera al fratello, dandoci in poche parole una delle definizioni più belle della condizione umana. Senza bisogno di evocare la vergogna o l’orgoglio. Anche quando si tratta dei figli.

Che li si sia avuti oppure no.


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