IFE Italia

Tacciano le armi, parli solo la pace

di Elena Mazzoni
martedì 25 ottobre 2022

Un buco nero dentro l’Europa, sullo sfondo della colorata bandiera della Pace e vicino alla scritta “Europe for Peace”, riportata anche in russo ed ucraino, una colomba stilizzata: è questo il logo con cui ieri mattina, nella sala della Protomoteca del Campidoglio, si sono presentate alla stampa le realtà promotrici della prima grande manifestazione nazionale per la Pace, che il 5 Novembre attraverserà le strade della Capitale. Quel buco nero è l’Ucraina, teatro dal 24 febbraio 2022 di un sanguinoso conflitto che ha radici profonde, attraversa la storia del Novecento e si intreccia con i maggiori cambiamenti globali avvenuti nel secolo scorso e la storia della popolazione russofona del Donbass. Un buco nero che da quel giorno di febbraio si è allargato sempre di più ed ha risucchiato l’intero continente in una crisi economica ed energetica senza precedenti e nel rischio di un conflitto nucleare che annichilisce. Un buco nero che non saranno gli scellerati invii di armi a far tornare bianco, su questo le parole della piattaforma che convoca la manifestazione sono chiare: “Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione. Non c’è nessuna guerra da vincere: noi invece vogliamo vincere la pace”. Ed è esattamente questo lo spirito che restituiscono tutti gli interventi, dall’apertura di Sergio Bassoli, per la Rete Pace e Disarmo, alla voce di Sbilanciamoci, delle ACLI, di AOI, di Libera, della Comunità di Sant’Egidio, che invita ad essere in piazza, e a prendere forza, quel popolo delle Pace che è mancato durante la guerra in Siria.

Il primo intervento, dopo l’apertura di Bassoli, è di Giuseppe De Marzo, portavoce della Rete dei Numeri Pari, in rappresentanza delle quasi 600 realtà aderenti alla manifestazione “Non per noi ma per tutte e tutti” e del comitato organizzatore, di cui transform!Italia è parte vitale, della giornata di mobilitazione fissata da tempo per il 5 novembre. Una mobilitazione nata per anteporre all’agenda del governo, Draghi prima e centrodestra ora, l’agenda per la giustizia sociale ed ambientale, reddito di cittadinanza, salario minimo, riforma del welfare, riconversione ecologica ed ecologia integrata, contrasto ad ogni forma di autonomia differenziata, opposizione alle mafie ed alle zone grigie, percorsi partecipati e consulte dei beni confiscati, immigrazione, accoglienza, solidarietà e su tutto questo, perché tutto si tiene grazie ad essa, la difesa della Costituzione, che già da sola rappresenta un programma politico di altissimo lignaggio. Una manifestazione che non viene cancellata ma che muta la sua forma, diventa un momento assembleare pubblico, ampio, dal basso, che si dà appuntamento in piazza Vittorio il 5 mattina per poi convogliare, in corteo, dentro il fiume pacifista. Un corteo che dentro il fiume della Pace entra come un potente affluente, con le sue parole d’ordine ed una piattaforma chiara, per dare risposte alle diverse crisi che questo Paese sta attraversando, che alla guerra cruenta, fatta con le armi, antepone la guerra alla povertà, alle disuguaglianze, all’ingiustizia climatica, alla crisi energetica, all’impoverimento del lavoro.

Il presidente De Santis, dell’ANPI di Roma, ringrazia la Rete per la scelta di convergere con la sua manifestazione in quella Pace, perché le due sono strettamente connesse e sono durissime le parole del portavoce delle partigiane e dei partigiani romani sullo sperpero di risorse negli armamenti e la sottrazione di risorse per annullare la sofferenza economica.

Il fiume della Pace arriva forse troppo tardi, lo dice il Presidente dell’ ARCI Lorenzi, dopo ben 6 marce organizzate dalla Tavola della Pace, lo ricorda Flavio Lotti, ma arriva, inesorabile, per riportare nel lessico delle persone e della politica, una parola quasi censurata. Arriva troppo tardi, sì, ma non di mesi, arriva in ritardo di anni, di luoghi, di modalità, di ragionamento. Arriva tardi, perché la pace si costruisce tutti i giorni e gli effetti della sua mancanza si vedono quotidianamente negli ospedali in cui Emergency cura feriti e ferite di tutte le guerre che del mondo, lo vediamo nella crisi economica e sociale pagata da cittadine, lavoratori, oppressi ed oppresse, come sottolinea la CGIL.

Tacciano le armi quindi, come chiesto anche dal Papa, si mettano in campo investimenti per cancellare la povertà, riconvertire in chiave ecologica l’economia, garantire lavoro dignitoso, tutelare i diritti delle donne e garantirne la parità e soprattutto, si ricerchi con altissimo impegno la via del negoziato.

Che sia Roma allora, attraversata dal grande fiume, colorato e consapevole, delle pacifiste e dei pacifisti, la stessa città in cui vennero firmati il 25 marzo 1957 i Trattati considerati come l’atto di nascita della grande famiglia europea, pensata e voluta per porre fine ai ricorrenti e sanguinosi conflitti culminati nella Seconda guerra mondiale, attraverso la pace duratura e la fratellanza, a rilanciare il 5 novembre la grande sfida di PACE, PANE E PIANETA!


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