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Pensando alla ragazza di Firenze - [IFE Italia]
IFE Italia

Pensando alla ragazza di Firenze

di Monica Pepe
venerdì 31 luglio 2015

E’ molto difficile comprendere perchè proprio in quel momento scatta nella mente di un uomo o di un ragazzo la molla della violenza nei confronti di una donna. Ovviamente il riferimento è alla violenza subìta nel 2008 da una ragazza fiorentina, di cui si parla in questi giorni per la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello che ha assolto tutti i ragazzi coinvolti.

Come un pendolo lo stupro oscilla tra la condanna e la compiacenza di una delle immagini ancestrali più intatte e tramandate nella storia del sociale. E’ molto importante svuotare il piatto della violenza maschile contro le donne da una sottesa superiorità di un genere immaginato come "forte", funzionale solo al contenimento delle angosce maschili nei confronti della sessualità e della capacità generativa delle donne (sotto altre vesti accade alle donne nei confronti degli uomini).

In qualunque forma, la violenza è una sopraffazione compiuta da una persona debole su chi si trova in posizione di debolezza. Madre di tutte le violenze è non riconoscere e rispettare l’altro come separato e diverso da sé.

La violenza è qui intesa come cancellazione della presunta prevalenza della donna, e non di quella donna, piuttosto dell’immagine femminile che alberga all’interno della mente di quel ragazzo o di quel gruppo di ragazzi che usano la violenza come unico collante possibile del loro Io debole, così come deboli dimostrano di essere le loro famiglie di origine.

La condanna sociale per i comportamenti violenti e riprovevoli rimane imprescindibile, se vogliamo però cambiare le cose dobbiamo metterla al servizio della costruzione di un discorso pubblico trasformativo, andando a fondo delle cause. Diversamente la violenza ruota intorno a noi come fosse una spirale, la quantità di violenza che ci circonda ce lo dimostra.

"Essere radicali", andare alla radice delle cose è un atto necessario in un’epoca in cui il vivere intero viene spacciato come "senza limiti" (e senza diritti), in cui i rapporti tra persone, e tra uomini e donne, sono improntati all’accidia o alla mancanza di controllo delle pulsioni, più in generale alla paura infantile dell’incontro con ogni diversità. Le modificazioni della società degli ultimi decenni hanno portato ad una progressiva ibridizzazione tra le identità di genere e tra le generazioni, che tendono così a cortocircuitare tra spinte inedite e regressive.

La responsabilità della violenza vuol dire metterne in relazione tutte le forme, avendo cura di dire che sia quella sessuale che fisica sono sempre soprattutto violenze psicologiche, e sono sempre l’esito di una violenza psicologica pregressa subita da chi aggredisce. Questo riguarda prioritariamente le condizioni in cui vengono fatti crescere i bambini prima e gli adolescenti poi. La capacità o meno degli adulti di amare e aiutare i propri figli a diventare se stessi, a usare l’aggressività buona al servizio delle proprie passioni e intelligenza. A rinunciare alle infantili illusioni di onnipotenza, nella consapevolezza dei propri limiti e della propria incompletezza.

Tornando alla violenza subìta dalla ragazza fiorentina, è fin troppo verosimile che una o più esperienze bisessuali di una ragazza creino tale agitazione in una società che finge di non vedere cosa sta accadendo alle nuove generazioni o nel mondo. Farla però diventare una attenuante, così come si evince dalle motivazioni della sentenza, è la riprova di quale vetusto o moderno maschilismo soffrano ancora gli apparati dello Stato. E’ altrettanto chiaro che la Corte sia rimasta colpita dalla presunta "disinibizione" della ragazza, senza riservare uguale trattamento ai ragazzi del gruppo. Possiamo vantare la prima donna nello spazio, ma lunga è la strada che permetterà alla società italiana -ipersessualizzata e sessuofoba come non mai- di non considerare peccaminoso il desiderio delle donne in carne e ossa. E con chi dovrebbero mai avere dei rapporti questi uomini così desiderosi, senza essere mai considerati "colpevoli"?

Lunga è la strada che ci porterà sulla bellezza della sessualità come incontro, occasionale o duraturo nel tempo, su come ricostruire l’incontro tra un uomo e una donna come tra persone dello stesso sesso, su quanto è importante oggi più che mai che le ragazze possano contare su figure maschili adulte attente, amorevoli e positive, sul ruolo dell’ambiente familiare nella costruzione della identità e della identità di genere dei bambini e delle bambine, in un’epoca in cui l’intera società adulta offre ai giovani sempre meno regole e molta più frammentazione esistenziale.


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