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Gestazione per altri: che cos’è? - [IFE Italia]
IFE Italia

Gestazione per altri: che cos’è?

di Tommaso Bruni e Mapi Trevisani
lunedì 29 maggio 2017

Un altro interessante pensiero sulla GPA, che si unisce ai tanti già pubblicati.

Riceviamo dagli autori e volentieri pubblichiamo

Gli strepitosi progressi della biomedicina dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi hanno rivoluzionato il concetto di procreazione umana e quindi di genitorialità. Se negli anni Quaranta del Novecento non c’era altro modo di procreare che il coito fra un maschio e una femmina di H. sapiens in età fertile, ora possiamo creare nuovi umani usando gameti donati (sia ovuli sia spermatozoi) e anche uteri in prestito.

Fra le tanti pratiche sociali che il nuovo quadro tecnologico ha reso possibili vi è la Gestazione Per Altri (GPA – in inglese surrogacy, maternità surrogata). Nella GPA la gestante non appartiene alla famiglia che poi si prenderà cura del bambino, ma effettua la gestazione in favore di due persone che sono indicate come genitori prefissati (intended parents). I genitori prefissati costituiranno la famiglia in cui il bambino crescerà dopo la nascita. A seconda dei casi, nella GPA si fertilizza un embrione in vitro a partire da gameti appartenenti a tutti e due i genitori prefissati, oppure a uno solo di loro e a un donatore, e si impianta l’embrione prescelto nell’utero in una donna terza che effettua la gestazione per conto dei genitori prefissati. La gestante non è mai utilizzata come donatrice di ovuli e, se questi sono necessari, sono estratti da un’altra donna. Solitamente la gestante firma un contratto in cui rinuncia a ogni diritto legale relativo alla genitorialità del nuovo essere umano, che quindi dopo il parto verrà consegnato ai genitori prefissati. La gestante può essere mossa da motivi altruistici ed essere per esempio un’amica dei genitori prefissati, oppure essere motivata da una compensazione monetaria. La GPA risponde al desiderio di alcune coppie, etero- od omosessuali, di avere un figlio a loro legato geneticamente. In assenza del requisito del legame genetico, la GPA è sostituita dall’adozione, una pratica molto antica che causa problemi etici assai minori della GPA e che in taluni casi può esser vista come benemerita. Quindi la GPA si pone come una via per ottenere progenie geneticamente relata ai genitori nei casi in cui fra i genitori prefissati non sia presente una femmina umana in grado di gestare. Al momento si sta assistendo a una chiusura, progressiva e globale, delle normative relative alla GPA dietro pagamento, che sta venendo vietata in molteplici paesi e in particolare in quelli in cui era diventata particolarmente diffusa (per esempio il Sud-Est asiatico). Tuttavia, sulla base del valore dell’autonomia individuale e del relativo interesse delle persone ad auto-determinarsi, non sembrano esserci ragioni sufficienti per vietare la pratica: la gestante per altri è padrona del suo corpo e dispone del proprio utero come crede. Le sue azioni nella GPA non ledono interessi altrui. Tuttavia non si può negare che la pratica esponga la gestante al rischio di sfruttamento. Il suo consenso alla pratica potrebbe essere inficiato dal suo essere in uno stato di bisogno, economico oppure sanitario. In ciò, la situazione non è molto dissimile da quella riguardante un’altra pratica umana, assai più antica della GPA: la prostituzione. L’attrito fra l’autonomia individuale e il rischio di sfruttamento è analogo nei due casi, sebbene ovviamente la prostituzione non implichi di solito la riproduzione. Tutto considerato, emerge prepotente il bisogno di normare la pratica e di sottoporla a un livello elevato di scrutinio da parte dei poteri pubblici. Sia la proibizione sia una mancata regolamentazione incorrono in gravi difetti etici: la prima coarta l’autonomia individuale, la seconda lascia troppo spazio al rischio di sfruttamento. La regolamentazione sarebbe tesa a assicurare che fra la gestante e i genitori prefissati non si inseriscano mezzani di vario tipo, che alla gestante per lucro venga garantito il più alto livello di assistenza sanitaria durante la gravidanza e che siano svolti colloqui preliminari per accertare le condizioni socio-economiche e psicologiche della donna che desidera diventare una gestante a pagamento. Questi colloqui dovrebbero anche verificare che la gestante non sia sottoposta a coercizione (per esempio da parte di un marito squattrinato). Di per sé, un basso livello socio-economico non sarebbe una buona ragione per impedire la gestazione a pagamento, ma un livello di assoluta indigenza lo sarebbe. Insomma, la regolamentazione cercherebbe di proteggere la libertà individuale della donna che vuole intraprendere questa strada e di garantirne il benessere psicofisico. In questa discussione il potere liberatorio del denaro non dovrebbe essere sottovalutato. La GPA dietro compenso monetario di solito è accompagnata da pagamenti importanti. È legittimo che una donna raccolga informazioni, pesi costi e benefici della GPA dietro pagamento ed eventualmente cerchi di ricevere questo denaro per portare avanti i suoi progetti di vita o soddisfare bisogni al momento insoddisfatti. La libertà dal bisogno è un aspetto importante e spesso sottovalutato della libertà individuale, cosicché la potenzialità della GPA di dare più potere alle donne e liberarle da bisogni di varia natura non dovrebbe essere sottovalutata. Una possibile obiezione alla GPA è che i bambini prodotti attraverso questa pratica sociale patirebbero un danno psicologico se scoprissero come sono stati creati. Questa è una preoccupazione ragionevole, ma per quanto ne so non ci sono prove empiriche che mostrino che bambini nati attraverso la procreazione medicalmente assistita (ora si contano nel numero di milioni) soffrano alcun danno del genere. Al contrario ci sono prove che mostrano che non sono diversi dalla popolazione in generale per quanto riguarda la presenza di malattie mentali. Qualche volta questa preoccupazione è articolata pressapoco in questo modo: “Il bambino, una volta adulto, non sarà contento di venire a sapere che sua madre lo ha dato via per sempre”. Una risposta ovvia a quest’obiezione (che riguarda anche alcune adozioni, fra l’altro) è che non è chiaro se la gestante sia la “madre” del bambino. Ci sono varie donne che sono possibili candidate al ruolo di “madre” del bambino: 1) la gestante, 2) la donatrice d’ovulo, se presente, 3) una donna nella coppia dei parenti prefissati, se presente. La GPA prende il vecchio concetto di maternità e lo frammenta in: a) gestazione, b) contributo genetico, c) cura, dove b) e c) possono potenzialmente essere svolti dalla stessa persona. Nessuna di queste tre parti pare essere irrilevante, cosicché non è certo se la gestante occuperà una posizione centrale nella psicologia dell’essere umano che è stato creato. Dato che queste obiezioni non reggono a un attento esame, la legalizzazione della GPA per profitto sembra essere giustificata sulla base dei diritti delle donne sui loro corpi.


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