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Razzismo: come viene insegnato - [IFE Italia]
IFE Italia

Razzismo: come viene insegnato

di Alessandro Ghebreigziabiher
giovedì 21 settembre 2017

Non si nasce razzisti, poiché da tempo immemore a discriminare in base alle origini e, spesso e volentieri il colore della pelle, ci viene insegnato sin da piccoli, non solo a scuola, ovunque, con ogni modo plausibile, opportunamente manipolato.

Con l’Aritmetica:

Cento, mille, diecimila, e via contando, vittime si approssimano per difetto, sino a valere zero, in proporzione inversa alla distanza dal nostro paese delle loro rispettive nazioni di nascita. In breve, più le morti sono lontane, e meno significative sulla bilancia della nostra empatia. Al contempo, una sola vita persa da parte di un nostro concittadino vale cento, mille, diecimila, e via moltiplicando, vite al di là dei confini della nostra carta di identità.

Con la Geografia:

Si dice e si scrive extracomunitario, immigrato, clandestino, migrante, straniero, in breve diverso, eppure, malgrado tutti i seguenti possano rientrare in almeno una delle suddette categorie, non v’è immaginazione che si figuri gli occhi azzurri di uno svedese o i capelli rossi di una signora irlandese, la bionda chioma di un giovane tedesco o la pallida carnagione di un norvegese, men che meno la sbiascicata parlata pseudo inglese di un americano del sud degli USA. Perché da queste parti, ci basta chiudere gli occhi e le suddette definizioni evocano una ben definita e univoca immagine di essere umano, la più facile da disegnare e, più di ogni altra cosa, incolpare di ogni nostra sfortuna.

Con la Logica, ovvero, versione adattata della formula If… Then…, Else… (Se… allora…, altrimenti…):

Se lo stupro viene compiuto da extracomunitari, clandestini, eccetera, allora, in ordine sparso e un po’ paraculo, ci sono troppi immigrati, gli stranieri sono tutti criminali, è colpa della religione, è colpa del buonismo, in mancanza d’altro è colpa della Boldrini, votateci a destra, ci pensiamo noi, votateci a sinistra, da oggi ci pensiamo noi pure, rivotateci a destra, perché loro ci copiano, rivotateci a sinistra, altrimenti vincono i cinque stelle, votateci, perché noi cinque stelle non siamo né di destra e né di sinistra, ma quando si tratta di migranti, adesso siamo tutti d’accordo. (Segue il corollario: tutti i partiti razzisti si somigliano, ma ciascuno lo è a modo suo). Altrimenti, laddove la violenza venga compiuta dai carabinieri, si dice presunta, ci sono buchi nelle versioni delle ragazze, se la sono cercata, le studentesse non dovrebbero venire nel nostro paese per ubriacarsi e sballarsi, erano pure assicurate, è una balla, ma tu intanto pubblica e condividi, sposta la notizia in basso e metti in prima pagina altre notizie di stupri stranieri, pure senza fonti, tanto, c’è sempre tempo per rettificare, tutto sta a volerlo trovare.

Con la Narrativa:

C’era una volta una storia assurda, quella del paese dei tristi primati, il più vecchio del mondo e con il maggior numero di analfabeti funzionali, dove non si leggono libri, dove ci si informa su Facebook e WhatsApp, abitato da un popolo incredibilmente maschilista e campanilista, capace di dividersi praticamente su ogni cosa, dove regna corruzione e mancanza di meritocrazia, il paese della mafia e della mancanza di rispetto della cosa pubblica, il paese, infine, dove per venti degli ultimi trent’anni a capo del governo c’è stato un pregiudicato, pluri condannato, con una concezione dell’altro sesso e delle leggi a dir poco criminale, ma dove – udite, udite – il problema della sicurezza delle città e delle donne sono gli immigrati. Sì, lo so, dovrebbe far ridere o piangere e, difatti, la tragedia e la commedia sono tra i punti di forza della cultura di questa nazione, a meno che non siano prese per oro colato.

Non si nasce razzisti, lo si diventa, perché fin da bambini così si viene educati. Ecco perché, soprattutto a queste latitudini, nessuno si dovrebbe sentire escluso. Non esiste distinzione tra buoni e cattivi, non in questo. Ed ecco perché, piccoli o grandi, laddove si desideri cambiare davvero, si dovrebbe cominciare ad accettarlo, come primo, indispensabile e propedeutico passo: io sono razzista. Secondo, capire chi sono i miei maestri, del passato e di oggi. Terzo, non meno importante, conoscere quali sono le materie e le regole di questa immonda lezione continua…


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