IFE Italia

Meditate gente meditate. Ovvero dove si gioca, soprattutto, la rivoluzione conservatrice delle destre

di Nicoletta Pirotta
domenica 18 dicembre 2022

C’è dissonanza profonda fra le parole dell’attuale Presidente del Consiglio e le sue azioni, o quelle del governo che presiede. In particolare quando si tratta delle donne e del loro corpo e dei diritti che andrebbero garantiti. Cosa alquanto bizzarra visto che il Presidente del Consiglio ha un corpo di donna. Ma si sa che non tutte le donne, dopo millenni di subordinazione, ne sono consapevoli.

Già durante la campagna elettorale ed anche dopo la sua nomina abbiamo sentito ripetere come un mantra che la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza non sarebbe stata messa in discussione. Ma intanto viene nominata “ministro della famiglia e della natalità” (sic!) Eugenia Maria Roccella, già portavoce del family day, la manifestazione di sostegno alla famiglia formata da un uomo e una donna organizzata dall’associazionismo cattolico più integralista, che nel 2013 ha fondato “Di mamma ce n’è una sola”, il primo comitato italiano contro le pratiche di “gravidanza per altri”. Note sono le sue posizioni antiabortiste, la contrarietà alla legge Zan e gli interventi contro l’omobilesbotransfobia così come il suo protagonismo nella lotta contro eutanasia, fecondazione eterologa e divorzio breve. Un curriculum del genere non mi pare possa consentirci di stare tranquillə sulla difesa della 194.

Ciò non bastasse, qualche giorno fa è stato nominato il nuovo Comitato nazionale di bioetica, al cui interno risulta predominante la presenza cattolica più integralista. Giova ricordare che il Comitato è un organo consultivo, a cui il governo può chiedere pareri sui grandi temi di bioetica e biodiritto, sul rapporto tra tecnologia e medicina, sulla cura della vita umana ed il progresso delle scienze. Non bisogna essere dei geni per immaginare che il governo in carica si avvarrà della collaborazione del Comitato su temi che da tempo sono al centro dello sconto ideologico tra le forze politiche: aborto, eutanasia, maternità surrogata, gender. Il nuovo presidente è Angelo Luigi Vescovi, biologo e farmacologo, che ha presieduto il comitato per il No al referendum per la legalizzazione della cannabis. Dopo essere stato nominato, pur affermando di non voler toccare la legge 194, ha tenuto a sottolineare che “la vita inizia incontrovertibilmente all’atto del concepimento” e che oggi “ci si è avvicinati pericolosamente a un uso dell’aborto come metodo contraccettivo”.

Il Comitato ha tre vicepresidenti. Il primo è Riccardo Di Segni, medico, dal 2001 rabbino capo della Comunità ebraica di Roma. Il secondo vicepresidente, Mauro Ronco, torinese per nascita e professore emerito di diritto penale dell’università di Padova, merita qualche parola in più. Flavia Amabile su La Stampa scrive:

[Ronco] dal 1968 milita in Alleanza Cattolica, di cui è responsabile piemontese ed esponente nazionale. Sostenuto dalla Lega, collabora a Cristianità, la rivista di Azione Cattolica dove ha scritto su temi di carattere morale e giuridico, occupandosi della legislazione divorzista e abortista e della giustizia penale. Sulla legge 194, quattro anni fa, durante un convegno organizzato in occasione dei 40 anni dall’approvazione del provvedimento, ha sostenuto che la legge, “tradendo radicalmente l’indicazione costituzionale” ha “trascurato pressoché completamente la tutela della maternità e del concepito”. E che si tratta di una legge con “gravissime lacune” anche per quanto riguarda la “doverosa prevenzione dell’aborto sul piano tanto sociale quanto giuridico”. (…) Nel 2011 sulla rivista Cristianità spiegò che “l’ideologia postmoderna dei ‘diritti umani’ sta distruggendo la persona umana”. Secondo Ronco, il diritto ad avere un figlio “sano”, significa spingersi fino a fare selezione prenatale. “Il ‘diritto’ all’aborto; l’interesse ad avere un figlio, come e quando si vuole e con chi si vuole, fonda il ‘diritto’ alla riproduzione artificiale; infine, l’interesse individuale ad avere un figlio sano e l’interesse sociale a evitare i costi per la cura dei soggetti fisicamente e psichicamente inadeguati fondano il ‘diritto’ alla selezione prenatale, nonché la distruzione degli embrioni dotati di qualità inferiori”.

La terza vicepresidente del Comitato è Maria Luisa Di Pietro, docente associato nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Uno dei suoi libri si intitola Aborto. Dalla manipolazione della scienza alla manipolazione delle parole e raccoglie “novanta domande e novanta risposte per contrastare il pensiero unico, per ricostruire la speranza, per amare la verità”. Quindi il nuovo Comitato di bioetica si caratterizza fin da subito per i dubbi nei confronti dell’aborto, la contrarietà ad eutanasia e suicidio assistito e per la tutela della famiglia “naturale”.

Come ho già avuto modo di scrivere e come altre femministe più autorevoli di me hanno sottolineato, l’impronta ideologica del governo Meloni si caratterizzerà in modo particolare su questi temi. Temi “pesanti” che riguardano il principio di autodeterminazione sul proprio corpo e sulla propria vita. È qui che verrà giocata la rivoluzione conservatrice delle destre.

Proprio per questo ritenere che la difesa della 194 sia cosa che riguarda solo le donne o, peggio, che essa rappresenti un minus rispetto ad altre lotte, non solo è miope ma addirittura pericoloso.

Meditiamoci sopra.


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