IFE Italia

Questo non è un mondo per bambini

di Nicoletta Pirotta
venerdì 10 novembre 2023

"Il rispetto della personalità del bimbo e della sua originalità, sosteneva Maria Montessori, medica e pedagogista, può migliorare la società umana e “conquistare alla pace e alla tolleranza l’umanità intera”. I bambini hanno un forte senso di dignità personale e una profonda sensibilità che dovrebbero obbligare a trattarli con rispetto. Gli adulti che lo circondano dovrebbero dar loro ascolto, riconoscendo come degni di considerazione i loro sentimenti e le loro idee e, perché no, i loro sogni."

Immagine: da Pinterest

Ha ragione il mio amico Paolo Limonta che in un post sulla sua pagina di FB scrive che si deve “stare in silenzio quando i bambini dormono non quando muoiono…”. Ecco proprio per questo non voglio stare zitta anche perché oltre ai tanti, troppi bambini che muoiono nelle guerre che ancora insanguinano il pianeta o nella ricerca di luoghi di vita più sicuri, ce ne sono tanti, troppi, che hanno paura di morire, che conoscono da vicino la violenza, che attraversano il mare su barconi fatiscenti, che vengono derubati di diritti e di infanzia. Perché il morire ha tante dimensioni differenti, non solo quella fisica.

Trovo stucchevole la retorica di cui l’infanzia è fatta oggetto quando c’è bisogno di far commuovere per influenzare l’opinione pubblica. Giudico intollerabile che, benché sulla terra vivano 8 miliardi di esseri umani (il numero più alto mai registrato finora) in occidente ci si preoccupi del calo delle nascite: sul Sole 24 Ore dello scorso 30 gennaio, campeggiava sulla prima pagina la scritta “190.000 nascite in meno in tutta l’Unione Europea” secondo la previsione che Eurostat fa per il 2030 in rapporto al 2020. Al contrario molto meno ci si preoccupa della condizioni di vita delle bambine e dei bambini che sono già venuti al mondo.

Alcuni dati aiutano a capire meglio quanto sia drammatica la situazione.

Guerre Tra il 2005 e il 2022, Unicef ha valutato che almeno 120 mila bambini siano rimasti uccisi o mutilati nelle guerre in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina. Le Nazioni Unite hanno accertato ben 315.000 gravi violazioni contro i minori nei diversi conflitti. In Ucraina, nella guerra seguita all’invasione russa, sono morti 503 bambini mentre 1.161 risultano dispersi secondo i dati emersi dalla ricerca dell’Universities Network for Children in Armed Conflict UNECHT AC e registrati nel corso delle indagini svolte sul campo.

Come scrive Maria Di Pietro nell’articolo La strage degli innocenti ad oggi sono 3.595 i bambini uccisi nella striscia di Gaza da due settimane, nel corso di un genocidio senza fine (perpetrato dal governo israeliano in feroce e spropositata risposta all’attentato di Hamas dello scorso 7 ottobre nel quale vennero uccisi 40 bambini, ndr). Sempre a Gaza sono “più di mille i bimbi ancora sotto le macerie, le madri scrivono i loro nomi sulle braccia per identificarli in caso di bombardamento”.

Migrazioni Un articolo su L’Unità dello scorso 8 aprile sottolineava che, da gennaio 2023 ad oggi, sono ben 280 i bambini morti o scomparsi solo quest’anno, cercando di attraversare la rotta migratoria del Mediterraneo centrale, dal Nord Africa all’Europa. Aggiungo che per i bambini e le bambine che riescono a sbarcare con uno o entrambi i genitori non è previsto, se non in rari casi, uno specifico sostegno psicologico vista la non facile esperienza vissuta nel viaggio. Me ne sono accorta in prima persona quando ho aperto uno spazio per il gioco dei bambini all’interno del “campo profughi” di Como. I loro disegni più delle loro parole esprimevano un disagio interiore che avrebbe dovuto essere accolto, nominato, spiegato per poter essere elaborato. I bambini non sono un’appendice dei genitori, sin da piccolissimi hanno capacità, attitudini, emozioni, sentimenti propri che vanno riconosciuti, compresi, sperimentati per consentire loro di crescere in modo appropriato.

Diritti I dati di Save the Children evidenziano che, nel mondo, per 1 bambino su 3 l’infanzia è un diritto negato. Sono ancora troppi i minori che muoiono per malattie curabili, non hanno cibo, non possono andare a scuola o sono costretti a lavorare precocemente. A livello globale, sono 160 milioni i bambini tra i 5 e i 17 anni, nelle maglie dello sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà, 79 milioni, costretti a svolgere lavori duri e pericolosi, che possono danneggiare la loro salute ed il loro sviluppo psico-fisico.

Per quanto riguarda l’Italia dall’indagine di sul lavoro minorile “Non è un gioco” condotta da Save the Children insieme alla Fondazione Di Vittorio, emerge che “336 mila minorenni di età compresa tra 7 e 15 anni hanno avuto esperienze di lavoro, praticamente il 6,8% della popolazione di quell’età, mentre è del 20% la percentuale dei 14-15enni che hanno lavorato prima dell’età legale consentita: 1 minore su 5”.

Secondo lo studio di Oms-Unicef-Lancet, “A Future for the World’s Children?”, pubblicato nel febbraio 2020, nessuna nazione del pianeta sta attualmente proteggendo in modo adeguato le nuove generazioni dalle molteplici minacce quali conflitti, forti disuguaglianze sociali, pratiche commerciali predatorie, effetti dei cambiamenti climatici (una delle principali minacce per le nuove generazioni) e degrado della qualità ambientale. A 5 anni di distanza dalla definizione dei Sustainable Development Goals (Sdgs) non si registrano grandi progressi soprattutto per la salute delle nuove generazioni. L’inquinamento ambientale, stili di vita nocivi, alimentazione carente o non salubre rappresentano per milioni di bambini e adolescenti la normalità di vita e non solo nei Paesi a basso reddito. Nei paesi industrializzati, infatti, il precoce abuso di alcool e il cosiddetto “cibo spazzatura” proposto da campagne pubblicitarie ossessive ed accattivanti, sono fattori di rischio che creano i presupposti per malnutrizione e degrado.

Tratta, sfruttamento sessuale

In Italia le nuove vittime di tratta e sfruttamento identificate nel 2021 sono state 757: nel 35% dei casi, cioè uno su tre si tratta di minori, 96 dei quali bambini e 168 bambine. È quanto emerge dal rapporto “Piccoli schiavi invisibili” prodotto da Save the Children e diffuso nel luglio scorso in vista della “Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani”. Tra le forme di sfruttamento prevale quello sessuale (38%) seguito da quello lavorativo (27,3%). La maggior parte delle vittime di tratta e sfruttamento sono invisibili: quelle identificate, nel mondo, nel periodo 2017-2020 si aggirano intorno ai 190.000 casi, un numero che è solo la piccola punta di un gigantesco iceberg. Chi ha sofferto di più per mano dei trafficanti, secondo gli ultimi dati, sono state le donne (42%) e i minori (35%), mentre le principali forme di sfruttamento sono state di tipo lavorativo o sessuale, in proporzioni praticamente identiche, rispettivamente 38,8% e 38,7%.

Dentro un quadro così fosco, conforta un poco il dato di Unicef secondo il quale dal 2000 il numero di bambini a cui è stata “rubata” l’infanzia è sceso da 970 milioni a 690. Qualche passo avanti è stato fatto, in quasi tutti i paesi del mondo, ma il lavoro da fare resta ancora molto.

Un lavoro che, credo, dovrebbe fondarsi su due livelli, egualmente importanti.

Il primo è quello che riguarda i diritti. Il 20 novembre 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato a New York la “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” (Crc – Convention on the Rights of the Child). Il 27 maggio 1991 il trattato è stato ratificato dall’Italia con la legge n. 176. Grazie alla “Convenzione” bambini e ragazzi minorenni non dovrebbero più essere considerati come oggetti passivi di tutela e protezione, ma soggetti titolari di diritti propri.

Si è assistito, contemporaneamente, ad un positivo cambiamento nel diritto di famiglia italiano: un tempo si parlava di patria potestà, poi di potestà genitoriale ed infine dopo la ratifica della Convenzione si è parlato positivamente di responsabilità genitoriale. I diritti indicati nella Convenzione sono, però, come i dati di cui sopra dimostrano, ancora troppo spesso disattesi. Sarebbe bene che la politica in generale e non solo chi si occupa di infanzia si assumesse la responsabilità di renderli, finalmente, esigibili.

L’altro livello è quello che riguarda l’idea di società e delle modalità dello stare al mondo. Come scrivevo poco sopra le bambine e i bambini non sono appendici dei genitori. Sin da piccolissimi hanno capacità, attitudini, emozioni, sentimenti propri che vanno riconosciuti, compresi, valorizzati per consentire loro di crescere in modo armonico. I loro diritti invece sono troppo spesso sottaciuti o rimossi.

Faccio un esempio concreto: l’asilo nido pubblico è senza dubbio un servizio sociale nel senso che consente ai genitori, in particolare alle donne su cui ricade ancora un carico pesante nell’accudimento dei figli, di conciliare casa e lavoro. Ma esso deve essere considerato, in primis, un servizio educativo ineludibile perché risponde al diritto dei bambini di crescere sperimentando tutte le proprie competenze, specie quelle sociali (imparando, per esempio, sin da piccoli a gestire i conflitti senza che vi siano né vinti né vincitori…). Invece l’asilo nido, nel nostro Paese, nonostante le novità introdotte dalla legge su “Buona scuola” (n. 107/2015) e dal Dlgs 65/2017 che ha regolato il sistema di educazione da zero a sei anni, non è stato ancora escluso dai servizi a domanda individuale, cioè da quelli (come le piscine comunali!) che non sono poste in essere per obbligo istituzionale e che vengono utilizzate a richiesta dell’utente (in questo caso le famiglie).

Il rispetto della personalità del bimbo e della sua originalità, sosteneva Maria Montessori, medica e pedagogista, può migliorare la società umana e “conquistare alla pace e alla tolleranza l’umanità intera”. I bambini hanno un forte senso di dignità personale e una profonda sensibilità che dovrebbero obbligare a trattarli con rispetto. Gli adulti che lo circondano dovrebbero dar loro ascolto, riconoscendo come degni di considerazione i loro sentimenti e le loro idee e, perché no, i loro sogni. Una società che accoglie e si prende cura, collettivamente, dell’infanzia sarebbe un bel passo avanti nella costruzione di un altro mondo possibile.


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