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La carica dei nonni, quei nuovi single a sostegno dei figli - [IFE Italia]
IFE Italia

La carica dei nonni, quei nuovi single a sostegno dei figli

di Chiara Saraceno
mercoledì 5 settembre 2012

Una delle cause maggiori di cambiamento nella composizione delle famiglie è l’ invecchiamento della popolazione. Il doppio fenomeno della riduzione delle nascite e dell’ innalzamento delle speranze di vita ha cambiato la forma sia delle unità familiari residenziali (chi vive sotto lo stesso tetto) sia delle reti parentalie dei rapporti tra le generazioni. Ai molti nipoti che, ancora nella mia generazione di settantenne, non hanno conosciuto nessun nonno, si sono sostituiti i pochissimi nipoti che spesso hanno per lunghi tratti della propria vita quattro nonni e diventano adulti avendone ancora qualcuno. Non ci abitano insieme, per lo più, ma hanno relazioni frequenti e spesso intense. La riduzione del numero di persone che compongono una unità familiare di residenza va letta innanzitutto in questo contesto di profonda trasformazione demografica.

Le famiglie sono diventate piccole non tanto perché non si vive assieme con i propri nonni, ma perché più "nonni" sopravvivono a lungo e quindi appaiono nelle statistiche come "coppie senza figli" (perché i figli non vivono con loro) o, se vedovi, come "famiglie unipersonali", con un meraviglioso ossimoro tutto italiano. Neppure nel passato la maggior parte delle persone vivevano sotto lo stesso tetto in famiglie a tre o più generazioni. Era vero solo per alcuni ceti (per lo più rurali) e regioni (il Centro, il NordEst). Ma anche in queste regioni e ceti quel modo di fare famiglia è progressivamente divenuto una eccezione, nonostante l’ innalzamento delle speranze di vita lo rendesse teoricamente più accessibile e per un periodo più lungo. In compenso, l’ esperienza di avere reti generazionali a tre e anche quattro generazioni nel corso della propria vita è diventata una esperienza normale.

Avviene in tutti i paesi sviluppati, ma in Italia il fenomeno ha una intensità maggiore, data la storica importanza delle reti di parentela nella vita quotidiana e sociale, e negli scambi di aiuti, nel nostro paese. Una importanza insieme data per scontata e rafforzata dalla debolezza del welfare pubblico ed ora sotto tensione proprio per l’ intrecciarsi di mutamenti demografici e inadeguatezza del welfare. Non c’ è solo il fenomeno della sempre più lunga permanenza dei figli in famiglia, che ritarda la possibilità che questi ultimi si facciano una famiglia propria. Anche quando escono di casa, i giovani spesso si appoggiano alle famiglie di origine per accedere ad una abitazione o per far fronte a imprevisti economici. I nonni, e soprattutto le nonne, più che in altri paesi sono una risorsa indispensabile per l’ organizzazione di una famiglia giovane in cui entrambi i genitori, o l’ unico presente, lavorano. E gli anziani fragili o non autosufficienti devono necessariamente contare su figlie e nuore in assenza di una rete di servizi capillare e accessibile. Anche quando c’ è una badante, spesso chi tiene la regia è una figlia o una nuora.

"Intimità a distanza" e interdipendenza più o meno forzata sono due facce della stessa medaglia. Non sono solo i fenomeni demografici a trasformare il modo di fare famiglia e a modificare i confini tra relazioni familiari e altri tipi di relazione. La stessa riduzione delle nascite è esito di profonde trasformazioni culturali relativamente alla importanza dei figli, o meglio del loro numero, per la realizzazione di sé, ed insieme dell’ accresciuto investimento su ciascun figlio. Separazioni e divorzi segnalano, non già che si è diventati meno capaci di fare un buon matrimonio, ma che sono mutate le aspettative. E si è meno disposti/e a stare in un rapporto diventato negativo o privo di senso. A questa maggiore, ancorché rischiosa, libertà nei rapporti familiari fa da contraltare un allentamento dei confini tra relazioni familiari e non. Non mi riferisco solo alle famiglie di fatto, etero e omosessuali, ma anche alle cosiddette "famiglie di elezione", basate sulla scelta reciproca di solidarietà più che su statuti istitituzionali. Può assumere la forma del co-housing, ma quello più frequente è quello di una rete di auto-mutuo aiuto e di socialità quotidiana. È un fenomeno che in Italia riguarda soprattutto le coppie giovani con figli piccoli, che integrano, o sostituiscono, la rete parentale orizzontale con quella che costruiscono con amici. In altri paesi, ad esempio quelli nordici, l’ Olanda, gli Stati Uniti, riguarda sia giovani che non hanno ancora formato una propria famiglia, sia anziani. La capacità di costruire famiglie e reti "familiari" continua ad essere vitale. Basta guardare al di là del modello unico.


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