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Proteggere il welfare per salvare l’economia - [IFE Italia]
IFE Italia

Proteggere il welfare per salvare l’economia

di Guido Rossi
martedì 14 maggio 2013

L’impressionante numero dei suicidi, delle violenze, dell’incremento delle malattie infettive, del loro rapporto e collegamento strettissimo con le misure di austerità, costituiscono il problema centrale di ogni urgente politica governativa. Il numero di aprile dell’autorevole rivista Lancet in un saggio, il settimo sul tema della “salute in Europa”, predisposto da otto insigni studiosi, conclude che l’interazione delle politiche di austerità ed i continui squilibri dell’economia collegati ad una scarsa protezione sociale, hanno provocato l’aumento dei fenomeni sopra descritti insieme con l’aggravarsi di disordini sociali in vari Paesi d’Europa.

Stranamente il problema centrale della salute pubblica permane invece trascurato, sia culturalmente, sia politicamente. Le emergenze sanitarie non sembrano venir collegate neppure ai tagli indiscriminati imposti per i salvataggi finanziari a Paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo, dalla troika (Fmi, Bce e Ue). Ma il circolo vizioso e il mimetismo inquietante fra i due fenomeni permane ed è ampiamente provato dalle inconfutabili statistiche nei vari Paesi, fra i quali il nostro, dove gli indiscriminati tagli alla sanità pubblica hanno prodotto gli stessi effetti. È così poi che la disoccupazione, che ci vede ai primi posti, è causa provata di disturbi psicologici e di malattie psicosomatiche che producono continue violenze e morti altrimenti inspiegabili. Le nostre cronache quotidiane ne sono purtroppo spaventosamente ricolme. E altresì accertato che solo una rete di politiche di welfare sociale, orientata sul diritto alla salute pubblica, riduce in gran parte quei fenomeni. Una politica di ripresa economica deve essere di conseguenza orientata in modo coordinato e globale sul circolo lavoro - istruzione - salute, poiché essi sono indissolubilmente collegati. È quel che in sostanza, tra l’altro, si sta attuando nella politica del secondo mandato del presidente Obama, con il varo di diversi provvedimenti quali la Social Security, l’assicurazione sulla disoccupazione e le leggi sul Medicaid.

L’irrazionalità, l’insicurezza e le disuguaglianze tipiche del capitalismo post industriale e dei mercati finanziari ed il passaggio sempre più rilevante ad un’economia di servizi e di informazione, che rimangono all’origine del fenomeno qui affrontato, sono state decisamente rinforzate di recente dall’accelerazione dello sviluppo tecnologico e dalla globalizzazione. Non pare allora strano rilevare che lo straordinario sviluppo del capitalismo ha avuto come contraccolpo una decadenza e un deterioramento della salute e più in generale del problema del corpo. Già l’aveva con espressione tassativa intuito Giacomo Leopardi nello Zibaldone (3181), quando scriveva a proposito del destino dell’uomo che "i progressi della civiltà portano seco e producono inevitabilmente il successivo deterioramento del suo fisico, deterioramento sempre crescente in proporzione d’essa civiltà". La techne ha oggi raggiunto vette di sviluppo insospettate e la salute degli uomini è diventata sempre più a rischio, sottraendo spesso dignità e identità all’uomo, nonché il diritto alla salute e alla vita che la logica del capitalismo dei mercati è ben lontana dall’assicurare. In un saggio "Capitalism and Inequality" sull’ultimo numero di Foreign Affairs Jerry Muller ha concluso che soltanto una maggior spesa da parte dei governi per il social welfare è la giusta risposta alla deriva dell’attuale capitalismo, che è tempo di smettere di considerare soltanto come "la bestia da affamare". Insomma, la conclusione è chiara. I tagli alla sanità pubblica costituiscono un pericolo per la salute dell’uomo, ma anche per lo sviluppo del sistema economico, con l’infausta conseguenza del passaggio dalla crisi economica ad una devastante crisi sociale.

Ebbene, come ha chiarito con tagliente precisione Giuseppe Remuzzi, sul Corriere della Sera del 6 maggio, "un modello di sanità", diverso dalla sbalorditivamente erronea "spending review", è razionalmente ed economicamente possibile. È primario compito dei nostri governi provvedervi, senza attendere ulteriori bocciature da parte dei giudici amministrativi, come è appena avvenuto sia per i prezzi sui dispositivi medici da parte del Tar del Lazio, sia nelle decisioni più generali della Corte dei Conti su quella politica. Il dovere della memoria impone poi di ricordare che le democrazie nel secondo dopoguerra in Europa si sono affermate e consolidate laddove l’equilibrio al fallimento dei mercati e alle derive del capitalismo delle disuguaglianze è stato raggiunto e garantito dalla protezione dello Welfare State con la rivendicazione costante dei diritti dei cittadini sanciti dalle varie Carte Costituzionali. In conclusione, neppure il grande filosofo Hans-Georg Gadamer nel suo straordinario libro Über die Verborgenheit des Gesundheit, una sorta di breviario dell’arte medica, scritto esattamente vent’anni orsono, avrebbe potuto immaginare che la salute si sarebbe nascosta nei tagli indiscriminati alla spesa pubblica sulla sanità, per una profondamente sbagliata politica economica.


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