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Il ciclo di Frenkel può spiegare la crisi dell'Eurozona? - [IFE Italia]
IFE Italia

Il ciclo di Frenkel può spiegare la crisi dell’Eurozona?

estratto da un articolo di Vito Lops
lunedì 8 luglio 2013

Un estratto dell’articolo comparso sul Sole 24 ore di martedì 2 luglio 2013

La crisi dell’Eurozona è un problema di debito pubblico o privato? Per chi segue il ciclo di Frenkel non ci sono più dubbi Da sei anni l’Europa e in particolare l’area euro sono in crisi. Europeisti ed euroscettici non concordano sulle cause della crisi. Cresce però il numero di economisti ed esperti che concordano con le ipotesi dell’argentino Frenkel che spiega la crisi in sette, semplici, passaggi. .......

Il ciclo di Frenkel può spiegare la crisi dell’Eurozona?

La crisi dell’Eurozona è un problema di debito pubblico o di debito privato? Secondo il vice-presidente della Bce Vítor Constâncio sarebbe, al contrario di quanto sino ad ora creduto, un problema legato allo scoppio del debito privato gonfiatosi nei Paesi del Sud Europa fino al 2007, come conseguenza dell’aumento dei finanziamenti concessi dalle banche del Nord Europa. Una visione che pare confermare indirettamente la teoria del ciclo di Frenkel che spiega quello che accade nelle aree valutarie non ottimali. In sette passi. La teoria divide europesti ed euroscettici in un dibattito che resta aperto.

Ciclo di Frenkel, prima fase: liberalizzazione di capitali All’interno di un’area valutaria vengono introdotte norme che liberalizzano la circolazione dei capitali. In questo modo non ci sono più vincoli protezionistici al trasferimento finanziario tra i singoli Paesi. Quale è il quadro in Europa? Una direttiva europea del 1988 ha enunciato il principio della libera circolazione dei capitali fatte alcune eccezioni (fatte salve alcune prerogative degli Stati membri in materia tributaria, fiscale). Dal 1999 con l’introduzione dell’euro queste restrizioni (clausole di salvaguardia) sono state abolite.

Ciclo di Frenkel, seconda fase: inizia l’afflusso di capitali esteri verso i Paesi periferici Una volta che i capitali sono liberalizzati inizia un afflusso di capitali dai Paesi del "centro" verso quelli della "periferia". I Paesi del "centro" (quelli più forti che hanno svalutato il cambio entrando nell’unione valutaria) trovano vantaggioso questo processo perché i tassi nella "periferia" (quelli dalle economie più fragili che hanno "rivalutato" il cambio entrando nell’area valutaria comune) sono un po’ più alti e, in ogni caso, si tratta di prestiti privi di rischio cambio (perché il cambio dell’area valutaria è rigido).

Ciclo di Frenkel, terza fase: aumenta il Pil e diminuisce il debito nei Paesi della "periferia" L’afflusso di prestiti alimenta la domanda di famiglie e imprese della "periferia" generando una crescita dei consumi e degli investimenti e, di conseguenza, del Prodotto interno lordo. Allo stesso tempo migliorano i conti pubblici in quanto aumenta anche il gettito fiscale collegato all’espansione economica.

Ciclo di Frenkel, quarta fase: cresce l’inflazione nella "periferia"L’aumento di consumi e investimenti favorisce sì una crescita del Pil ma anche dell’inflazione. L’economia della periferia è in espansione e quindi sale anche il livello dei prezzi. Ma l’espansione resta legata all’afflusso di capitali stranieri, facilmente riscontrabile dall’aumento del debito privato che cresce molto più velocemente rispetto al debito pubblico che, come visto nella terza fase, tende a decrescere.

Ciclo di Frenkel, quinta fase: uno shock (interno o esterno) fa scoppiare la bolla del debito privato A questo punto accade un evento traumatico che spinge i creditori del "centro" a chiudere i rubinetti verso la "periferia". Gli euroscettici che sposano la teoria del ciclo di Frenkel attribuiscono, per quanto riguarda l’area euro, questo evento alla crisi dei derivati subprime culminato con il fallimento di Lehman Brothers nel settembre del 2008.

Ciclo di Frenkel, sesta fase: si innesta un circolo vizioso recessivo che fa peggiorare il debito pubblico A questo punto, venendo a mancare la liquidità straniera, si innesta un circolo vizioso per cui i Paesi della "periferia" entrano in recessione. Il debito pubblico aumenta è allo stesso tempo calano consumi e investimenti che fanno calare il Pil. Di conseguenza il rapporto debito/Pil peggiora e continua a peggiorare perché i Paesi della "periferia" sono costretti ad attuare misure di restrizione fiscale (tagli alla spesa pubblica o aumento delle tasse) che peggiorano ulteriormente il circolo vizioso.

Ciclo di Frenkel, settima fase: la situazione diventa insostenibile e la "periferia" si sgancia dall’area valutaria L’austerity e il circolo vizioso sui conti pubblici rendono la situazione insostenibile per la "periferia" che non ha alternative allo sganciarsi dall’unione valutaria. Secondo Frenkel è quello che è successo in Argentina. Lo stesso copione si sarebbe già visto anche in altri Paesi dell’America Latina e dell’Asia. Secondo alcuni economisti di stampo keynesiano l’Italia non sarebbe nuova a questo schema avendolo già sperimentato in parte quando nel 1992, un mese dopo l’Inghilterra, abbandonò lo Sme (Sistema monetario europeo).


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