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Un decreto dei Consiglio dei ministri rende figlie e figli tutte/i uguali. - [IFE Italia]
IFE Italia

Un decreto dei Consiglio dei ministri rende figlie e figli tutte/i uguali.

tratto dal quotidiano "La Stampa" del 14/12/2013
sabato 14 dicembre 2013

Figli, e basta. Il governo ha varato un testo che mette la parola fine alle distinzioni tra figli naturali e legittimi. Con la riforma, cade ogni differenza e discriminazione tra i bambini nati da coppie sposate e i bambini nati fuori dal matrimonio: una platea di soggetti cresciuta negli ultimi anni di pari passo con i cambiamenti della società, e che oggi, secondo le ultime stime Istat, conta circa 134 mila persone, vale a dire un nuovo nato su 4.

..... Ora, praticamente, il testo è legge. Dal punto di vista formale mancano solo due passaggi importanti, ma scontati in questo caso: la firma del Capo dello Stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

I cambiamenti introdotti sono di grande importanza (...) per la vita di tante persone e per i loro diritti. Si «toglie dal codice civile qualunque aggettivazione al termine figli: da adesso in poi saranno tutti figli e basta» (..). «La riforma è una di quelle che si commenta da sé, non servono molte parole: ora tutti i figli sono uguali e sul piano del diritto quel che spetta all’uno spetta anche all’altro», aggiunge oggi il professor Cesare Massimo Bianca, che ha presieduto la Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri a cui si deve l’elaborazione del provvedimento.

Tante le novità (...). Sparisce, come detto, dal codice civile l’aggettivo «naturale» o «legittimo» aggiunto alla parola figli, resta solo quest’ultimo vocabolo e vale quindi il criterio di unicità. Criterio che viene esteso anche ai minori adottati. Si passa dalla «potestà» alla «responsabilità» genitoriale, concetto più ampio e profondo, che guarda all’interesse del minore. Viene stabilito che la filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo dei genitori. I termini per chiedere il disconoscimento di paternità scendono a 5 anni anni dalla nascita. Viene introdotto il diritto degli ascendenti - nonni, zii - di mantenere «rapporti significativi» con i nipoti minorenni, ferma restando la «valutazione delle istanze alla luce del superiore interesse del minore». E si prevede anche il diritto dei minori di essere ascoltati nei procedimenti che li riguardano, se capaci di discernimento. Il decreto porta, inoltre, a 10 anni il termine di prescrizione per l’accettazione dell’eredità per i figli nati fuori dal matrimonio. Quanto alla nozione di abbandono, si prevede che i tribunali dei minori segnalino ai Comuni le situazioni di indigenza dei nuclei familiari. (...)


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